Reseñas inglesas

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Javier Marias’s game of mirrors in Madrid
MIRANDA FRANCE
Prospect, 16 February 2016
Javier Marías, Thus Bad Begins: ‘In the grip of a secret vice’, book review
ENMA TOWNSHEND
The Independent, 21 February 2016
Thus Bad Begins by Javier Marías review – ‘a demonstration of what fiction can achieve’
HARI KUNZRU
The Guardian, 26 February 2016
Javier Marías’s Thus Bad Begins: A touch of Vertigo in post-Franco Madrid
LEE LANGLEY
The Spectator, 27 February 2016
Javier Marías – Thus Bad Begins
PADDY KEHOE
RTÉ, 27 February 2016
SECRETS AND LIES: JAVIER MARÍAS
ROSEMARY GORING
Herald Scotland, 27 February 2016

‘While the Women Are Sleeping’, la película

Ecriture

‘While the Women Are Sleeping’ (‘Onna ga Nemurutoki’): Berlin Review
DEBORAH YOUNG
The Hollywood Reporter, February 15, 2016
‘While the Women Are Sleeping’: Berlin Review
KOHEI USUDA
Screen Daily, February 14, 2016
Eines Tages werde ich sie töten
JAN SCHULZ-OJALA
Der Tagesspiegel, 15 februar 2016
Berlinale 2016 – While the Women Are Sleeping, di Wayne Wang
SIMONE EMILIANI
Sentieri Selvaggi, 16 febbraio 2016
WHILE THE WOMEN ARE SLEEPING: IL LATO MORBOSO DI TAKESHI KITANO
ANTONIO CUOMO
Movieplayer, 15 febbraio 2016
Berlinale 2016: While the Women Are Sleeping
Critique Film, 15 février 2016
Berlin Film Review: ‘While the Women Are Sleeping’
MAGGIE LEE
Variety, February 16, 2016

MED Italia

‘Mientras ellas duermen’ en Berlín

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La Berlinale es una gran novela
GREGORIO BELINCHÓN
El País, 14 de febrero de 2016
El hiperrealismo iluminado según Terence Davies
LUIS MARTÍNEZ
El Mundo, 14 de febrero de 2016
Cuando el brutal Takeshi Kitano encontró a Javier Marías
JOSÉ LUIS LOSA
La Voz de Galicia, 15 de febrero de 201
Wang llevó a la Berlinale su fascinación por la mujer durmiente de Javier Marías
EFE, 14 de febrero de 2016
Wang y la mujer durmiente de Marías
Diario Vasco, 14 de febrero de 2016

While the womwn UK

‘Mientras ellas duermen’, la película

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El japonés Takeshi Kitano encarnará a un personaje de Javier Marías
El País, 21 de julio de 2015

Takeshi Kitano protagoniza una película basada en un relato de Javier Marías
Europa Press, 21 de julio de 2015

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Wayne Wang, Takeshi Kitano wrap ‘While The Women Are Sleeping’
JEAN NOH
Screen International,  july 13, 2015

Takeshi Kitano Stars as Pervert in Wayne Wang’s ‘While The Women Are Sleeping’
MARK SCHILLING
Variety, July 12, 2015

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Wayne Wang adapta a Javier Marías
Hoyesarte.com, 21 de julio de 2015

Takeshi Kitano protagonizará un relato de Javier Marías
Fotogramas, 22 de julio de 2015

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Cuento de fútbol

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La revista de cultura y ciencias sociales Ábaco ha dedicado su último número, el 76/77 de la segunda época de la publicación, al fútbol, bajo el epígrafe: “Pasión, juego y negocio”. El ejemplar incluye el relato “El equipo más dramático”, del conocido escritor y madridista Javier Marías.

Edición italiana de ‘Mientras ellas duermen’

MED Italia

MENTRE LE DONNE DORMONO
JAVIER MARÍAS
Traduzione di Valerio Nardoni
Einaudi, 2014

Figure evanescenti, ambigue – fantasmi, spie, guardie del corpo, sosia, criminali – infestano i racconti di Javier Marías, ognuno con il suo segreto, ognuno con la sua ossessione o maledizione (ammesso che, nella vita come nel suo proseguimento spettrale, sia possibile distinguere le due categorie). Ma alla fine il posto da cui tutti loro rifiutano di andare via, impossibili da cancellare, è la nostra memoria di lettori.

Un fantasma degli anni Trenta piú spaventato dei malcapitati a cui compare, un capitano dell’esercito di Napoleone durante la campagna di Russia, il protagonista de L’uomo sentimentale ritratto quando era ancora bambino, un maggiordomo bloccato in un ascensore, un caso di «doppio» a Barcellona che porterà alla rovina, un caso di «doppio» in Inghilterra che porterà all’orrore, un «ciccione schifoso» in adorante contemplazione di una donna dalla bellezza tanto ideale da apparire irreale… Sono solo alcuni dei personaggi di questi racconti scritti nell’arco di trent’anni che testimoniano un percorso narrativo in costante ascesa: superbo tessitore di romanzi, anche monumentali, Javier Marías dimostra di saper raggiungere, nello spazio di poche pagine, un grado di tensione e profondità degno dei grandi maestri della forma breve, senza rinunciare alla scrittura sensuale e meditativa che ne ha fatto uno degli scrittori contemporanei piú amati nel mondo.

JM BY NMarías prima che diventasse Marías

Non è scontato che un grande romanziere sia anche un grande autore di racconti. Nel caso di Javier Marías, però, la grandezza sembra avere a che fare solo col fatto stesso di scrivere: vale per i romanzi di sempre, vale per i saggi, vale anche per i racconti. Einaudi ha appena pubblicato la prima raccolta dello scrittore spagnolo, uscita in patria nel 1990. Si intitola Mentre le donne dormono (traduzione di Valerio Nardoni), e contiene dodici storie poco meno che perfette.

L’indagine introspettiva e psicologica è ciò che caratterizza maggiormente la narrativa di Marías, e quasi per paradosso pare che accadano più cose in questi pochi racconti che nei suoi formidabili romanzi. La cosa più impressionante, ad ogni modo, è la sua abilità nel maneggiare diversi registri, diversi ritmi e diverse profondità. Sarebbe difficile appaiare per stile e spessore due dei racconti di Mentre le donne dormono, ma allo stesso tempo esiste come uno spirito sotterraneo che fa di questi frammenti un corpo unico in grado di muoversi e comunicare da solo.

L’ossessione per la morte e per le infinite possibilità del caso, proprie del grosso dell’opera di Marías, emerge limpidamente in quest’antologia che dopotutto, cronologicamente, anticipa la maggior parte dei suoi lavori migliori. La morte, il tempo, i fantasmi, l’antitesi quasi ontologica tra Madrid e Barcellona, il tema del doppio e la forza e la fragilità delle donne: tutto, in una maniera o nell’altra, sarebbe tornato più avanti.

Molto semplicemente, leggere Marías è un piacere enorme. In questi racconti gioca coi paradossi del vivere e del morire, con le paranoie degli uomini, e naturalmente con la letteratura. Ogni volta adopera tratti diversi, come un pittore che si volesse cimentare con tutta la sua scorta di pennelli e colori per illustrare una processione di vicende fatte di rompicapi e inganni. E omaggia, in via diretta (il vorticoso e benetiano Le dimissioni di Santiesteban dedicate a Juan Benet) o indiretta (lo spettro di Zapata di Saranno nostalgie, che chiude la rassegna, potrebbe essere uscito da una storia di Gabo Márquez), e lascia sempre qualcosa in sospeso, come i grandi illusionisti sanno fare.

Mentre le donne dormono è Marías che era già Marías prima che diventasse Marías, ma questo in fondo è solo motivo di curiosità. Il valore di questi racconti appartiene appieno a essi stessi, per ciò che dicono e per come lo dicono. Un recupero doveroso, a un quarto di secolo di distanza, e di cui essere ben felici.

GIOVANNI DOZZINI

Europa, 6 Febbraio 2014

Quando le donne dormono

Javier Marias e’ uno degli scrittori contemporanei più’ amati e apprezzati dal pubblico, le sue opere sono tradotte in tutto il mondo, vincitore di prestigiosi premi letterari come il Romulo Gallegos e il Prix Femina Etranger con “Domani nella battaglia pensa a me” e nel 2011 l’italiano Premio Nonino. In questi giorni in libreria con l’editore di riferimento, ma nella collana di tascabili L’arcipelago Einaudi, la raccolta di racconti “Mentre le donne dormono” con traduzione di Valerio Nardoni, uscito in patria nel 1990 con titolo originale “Mientras ellas duermen”.

Dodici piccoli capolavori letterari che hanno il potere, allora di anticipare, oggi di confermare, le grandi doti letterarie di questo straordinario personaggio della cultura, autore di romanzi, saggi e traduttore di classici. Marías da voce a tutti i temi a lui più cari e che ben si adattano alla pur breve dimensione del racconto: l’ossessione per la morte, il caso, i fantasmi, il tragico, l’ironia, il doppio, senza comunque venir meno a una profonda indagine psicologica e introspettiva dei personaggi. Quel suo stile inconfondibile nel lasciare sempre un finale sospeso, un gioco da abile illusionista che spiazza. Omaggi, per Juan Benet ne “Le dimissioni di Santiesteban” son quelle che ogni notte affigge un fantasma in un istituto di Madrid, un enigma che nessuno è riuscito a risolvere ma che alla fine al contrario si duplicherà. “Portento, maledizione” un racconto che ha la forza di un romanzo, diviso in capitoli , dove la natura psicologica di un rapporto prevale su tutto il resto. In “Gualta” un caso di doppio, due biografie a confronto, due città a confronto Madrid e Barcellona, e tante ipotesi nel finale.

E ancora in “Mentre le donne dormono” il racconto contemporaneo di un uomo di mezza età ossessionato da una donna che ha conosciuto bambina che filma in continuazione per conservarne l’ultima immagine. Infine in “Saranno nostalgie” l’apparizione del fantasma di Emiliano Zapata con i vestiti trivellati dai colpi, durante le letture ad alta voce in casa di una vecchia signora di Veracruz, e ancora dopo la sua morte tornerà ogni mercoledì, ” forse da Chinameca, assassinato, triste e sfinito”. Sono solo alcuni di questi preziosi assaggi di una scrittura già matura e che si appresta a conquistare il favore dei lettori. Colmando un vuoto, oggi a un quarto di secolo, nel terreno accidentato del genere “racconto”.

SEBASTIANA GANGEMI

Stamp Toscana, 8 Febbraio 2014

SILLÓN DE OREJAS

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Fantástico

Las librerías comienzan a poblarse de libros “navideños”. Atalanta, como cada año, saca el suyo: una estupenda Antología universal del relato fantástico editada por Jacobo Siruela. Desde la Anthologie du fantastique (1966) de Roger Caillois, que ocupa un lugar de honor en la estantería de mi biblioteca (junto a la de Borges, Bioy y Ocampo, y los Cuentos únicos editados por Javier Marías), no tenía en mis manos una selección tan manejable (1.200 páginas en semibiblia), impecable e indiscutible, por más que en ella se aprecien los gustos muy personales de un editor tan proclive al género: si no están todos los que son, al menos son todos los que están, lo que no es poco. Bien traducidos y presentados, con un apasionado exordio en el que Siruela traza una reivindicación de la literatura fantástica en su muy variado despliegue histórico. Este año, y debido a la contracción del mercado, la competencia entre los libros de regalo será mucho más dura, pero aquí tienen mi primera sugerencia. De nada.

MANUEL RODRÍGUEZ RIVERO

El País, Babelia, 9 de noviembre de 2013

CUENTOS U

‘Las huellas dispersas’ en el Ciclo de Oxford

Las huellas dispersas

LAS HUELLAS DISPERSAS
JAVIER MARÍAS
Introducción y edición de Inés Blanca
CICLO DE OXFORD
Debols!llo, octubre de 2013

Las huellas dispersas es una colección de textos de Javier Marías relacionados con su Ciclo de Oxford. Visitan estas páginas los personajes -también sus reversos históricos- de las novelas que, hasta la fecha, lo componen. También se recorren aquí sus lugares ingleses, hasta colarse en el gabinete del autor, alguien que trabaja realidad y ficción y las convierte en literatura. Como una nueva perspectiva de sí mismo, este volumen ensancha la obra de Marías y completa la lectura de Todas las almas, Negra espalda del tiempo y Tu rostro mañana.

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CICLO DE OXFORD:
TODAS LAS ALMAS
NEGRA ESPALDA DEL TIEMPO
TU ROSTRO MAÑANA

Las huellas dispersas
JAVIER MARÍAS
Edición de Inés Blanca
Debols!llo, octubre de 2013

‘La canción de Lord Rendall’

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Antología del universal del relato fantástico
Editorial Atalanta

Esta antología recoge 55 de los mejores relatos fantásticos de los siglos XIX y XX de autores de tres continentes: E. T. A. Hoffmann, Honoré de Balzac, Alexander Pushkin, Edgar Allan Poe, Nathaniel Hawthorne, Théophile Gautier, Villiers de L’Isle-Adam, Wilkie Collins, Bulwer-Lytton, Fitz James O’Brien, Charl es Dickens, Iván Turguéniev, Sheridan Le Fanu, Vernon Lee, Guy de Maupassant, Rudyard Kipling, Arthur Machen, Ambrose Bierce, Charlotte Perkins Gilman, Margaret Oliphant, Henry James, Robert Hichens, O. Henry, M. R. James, Leonid Andréiev, Leopoldo Lugones, Hanns Heinz Ewers, Algernon Blackwood, Giovanni Papini, Junichiro Tanizaki, Oliver Onions, Saki, E. F. Benson, Gustav Meyrink, H. P. Lovecraft, Lord Dunsany, May Sinclair, Hugh Walpole, Ann Bridge, María Luisa Bombal, Jorge Luis Borges, Dino Buzzati, Francisco Tario, Alejo Carpentier, Adolfo Bioy Casares, Shirley Jackson, Rosa Chacel, Julio Cortázar, Silvina Ocampo, Robert Aickman, Paul Bowles, Danilo Kiš, Javier Marías [La canción de Lord Rendall], Cristina Fernández Cubas y Naiyer Masud.

El secreto y la clave

MI recorteEn su libro Mala índole, Javier Marías selecciona de su obra personal aquellos cuentos que le parecen aceptados y aceptables. Los que allí no figuren tendrán por mejor destino la sombra, el anonimato.

Al leer uno de esos trabajos afortunados, Lo que dijo el mayordomo, caí en una especie de paramnesia. Pero no con respecto a otro trabajo del mismo autor ni en sintonía con una trama parecida leída en otro lado.

El narrador de la historia comparte azarosamente con un mayordomo el espacio de un estrecho ascensor, por el tiempo que se reponga el suministro eléctrico que lo ponga en función de nueva cuenta.

Resulta sospechoso que un personaje de suyo recóndito, como suelen ser los mayordomos (pienso, por ejemplo, en el protagonista de Lo que resta del día de Kazuo Ishiguro) abandone su reticencia habitual y se torne lenguaraz y, para decirlo en corto, lo cuente todo, o casi.

Pero en fin, si no es de esa manera de qué otro modo nos enteraríamos de lo que relató el mayordomo. Pero no es de esa indiscreción de lo que quiero hablar.

Lo dicho puede ser, y es, interesante y por ello los invito a que acudan a ese cuento. Pero lo que inspira estas líneas es una reflexión que Javier Marías deja caer inquietantemente en su narración: “los libros que no leemos están llenos de advertencias; nunca las conoceremos, o llegarán demasiado tarde.”

TRM Alfaguara¿Le resulta familiar ese enunciado? ¿Todavía descansan, inaugurados, en su biblioteca los tomos de En busca del tiempo perdido de Proust? O, para no ir más lejos, es posible que no haya usted aún encontrado el tiempo que reclama la lectura de los tres tomos de Tu rostro mañana, del propio Marías.

Resulta sino dramático por lo menos acongojante intuir que en esas lecturas postergadas nos esperaba alguna epifanía. Y, consecuencia del aplazamiento, no sabremos jamás la importancia tremenda que esa revelación tendría en nosotros.

Aquellas palabras ignoradas ¿cambiarían nuestro destino o modificarían cierta conducta?

Al principio adelanté que la frase de Javier Marías operó, en mi memoria lectora, cierto déjà vu. Para decirlo de otro modo, al leer esa reflexión no conocí su significado: lo reconocí.

De algún modo aquellas palabras me acompañaban desde otro lugar, desde otro libro.

Aquella cavilación me remitió a un poema de José Emilio Pacheco donde el poeta nos cuenta de un libro: “Lo compré hace muchos años. Pospuse la lectura para un momento que no llegó jamás. Moriré sin haberlo leído. Y en sus páginas estaban el secreto y la clave.”

ALFREDO ARCOS

El Mañana (México), 23 de junio de 2013

‘Mala índole’ arca de cuentos y obsesiones de Javier Marías

MI LibroUna recopilación de cuentos tiene un sabor antiguo de baúl de sueños (o pesadillas) en busca de escucha, o arca de jirones de novela peregrina. A mí particularmente me remonta al Infante don Juan Manuel, cuya “Fierecilla domada”, por ejemplo, salió de sus Cuentos del conde Lucanor y, transformado por la escena de Shakespeare, llegó al cine en The Taming of the Shrewd. Ahora se trata de Javier Marías –Xavier I, Rey de Redonda- que ha reunido en un solo volumen sus dos anteriores entregas de cuentos, Mientras ellas duermen Cuando fui mortal, enriqueciéndolo con otros cuatro que estaban aún inéditos en libro. Precisamente el más largo y cinematográfico de estos últimos da título al volumen: Mala índole. Cuentos aceptados y aceptables (Alfaguara, 2012), donde me he complacido encontrando mis favoritos de antes, en los que me detendré unos instantes sin por ello aguarle la fiesta a futuros lectores de poder descubrirlos por su cuenta y hacer sus propias selecciones personales. Aclaro que los aceptables, siete de los 30 recopilados, son aquellos de los que su autor se avergüenza un poco, siendo en su mayoría de los inicios, pero no tanto como para haberlos dejado caer fuera del arca.

Todos los temas, inquietudes y obsesiones cruciales de el autor de Corazón tan blanco y del trío Tu rostro mañana salen a relucir de un modo u otro, en alguno o en varios cuentos del libro: el malentendido y hasta el peligro (cordial o mortal) a que se prestan las traducciones, por falaces o por demasiado fieles como la que pone a correr por su vida al protagonista y narrador de Mala índole, cuento con ritmo de rock in crescendo en que Marías, especialista en hacer semblanzas y minibiografías oblicuas (no hay más que recordar Miramientos y Vidas escritas), se complace en sembrar un retrato en movimiento del sonriente Elvis Presley, cuya “manía cantora” da lugar a tanto movimiento frenético durante la película que se está rodando dentro del cuento y que arranca a su traductor la siguiente reflexión: “una vida musical continua no hay quien la aguante con equilibrio, quiero decir si no se es músico”. Retrato homenaje que puede armar el lector a medida que se adentra en el cuento y del que doy un avance:

“…parecía no dar importancia a nada e incluso disfrutar el horror con su indudable capacidad de zumba. Yo no creo que estuviera satisfecho ni ufano sino que no se atrevía a defraudar con reparos o negativas a alguien tan cercano que hubiera tenido la delirante idea de turno […] Elvis Presley era amigo de sus amigos, al menos de los antiguos, tenía sentido de la lealtad y mucho orgullo […] Así dijo en inglés con la boca torcida que se le ponía a menudo y que hacía desconfiar de él a las madres de sus fans más jóvenes. Eran unos insultos un tanto escolares…”

Si el tema de la persecución está bien representado en el libro no digamos el del fantasma, que tratándose de Marías no es de esos que se entretiene en asustar a la gente sino que esgrime una conciencia errante, que ha dejado atrás el lastre de las pasiones que la nublaban en el tiempo confinante, pero no la necesidad de manifestarse literariamente, como un sombrero pintado por Magritte, que ya no tiene cabeza, pero la representa, expresando lo por ella aprendido con claridad meridiana. Es el caso de Cuando fui mortal. Tengo particular predilección por la voz del inmortal que narra este cuento y cuyo único rival en mi afición es el de la primera novela de Enrique Labrador Ruiz, El laberinto de sí mismo (La Habana, 1933), apenas conocida. Lírico lingüista el del cubano. Filósofo en pena el de Marías, porque después de muerto ya sabe todo lo que estando en el tiempo ignoraba de la realidad y de los que le quitaron la vida. Elegíacos ambos.

Tantas otras de sus obsesiones encuentran en este volumen su vehículo, a veces dos: un aceptado y otro aceptable, pero en ambos casos bienvenidos. El fantasma nostálgico de una voz de mujer que le lea sus páginas favoritas. Me refiero a No más amores y a Serán nostalgias, aceptable variación del anterior que acepto entusiasmada. De hecho, invito a su autor a que continúe obsesionado con el tema y descubra otra.

JUANA ROSA PITA

El Nuevo Herald, 8 de junio de 2013

Confidencias ocasionales

MI LibroCada uno de los cuentos de Mala índole cifra un enigma, en más de uno lo inquietante proviene de una confidencia ocasional a partir de un encuentro con un desconocido. El crimen es en algunos el desenlace; en otros, es la intención de un asesinato lo que le es confesado en forma circunstancial al narrador. La muerte no deja de ser central para el armado narrativo de los cuentos de este libro y también de las novelas de Javier Marías.

La observación de alguna escena de la vida de una pareja con sus singulares actitudes condicionadas por obsesiones o cálculos extraños y la presencia de fantasmas con la identidad que se balancea entre la vida y la muerte encuentran una buena resolución literaria en sus cuentos.

Puede resultar curioso para un lector atento encontrarse con un relato titulado “En el viaje de novios” que antecede a la excelente novela Corazón tan blanco, en el cual existe una situación que se repite en forma casi textual, en el cuento y en la novela, en un caso en Sevilla, en otro en Cuba. El cuento tiene un final abierto y en sí mismo es sugerente, no deja de todos modos de ser sorprendente que el autor lo incluya entre los cuentos elegidos siendo que luego utiliza esa situación para su novela.

Marías escribe en “Nota previa a esta edición”: he distribuido mis cuentos bajo dos epígrafes: “Cuentos aceptados”, que incluyen todos aquellos de los que aún no me avergüenzo, y “Cuentos aceptables”, con aquellos de los que sí me avergüenzo un poco pero no demasiado. Y entonces llama más la atención encontrar el mismo cuento con algunas variaciones bajo los dos epígrafes. Se trata de “No más amores” de la primera sección y “Serán nostalgias” de la segunda.

Hay que destacar algunos relatos –entre los que figuran “Mala índole” y “Sangre de lanza”– ya que son imperdibles. La mayoría de los incluidos en el libro logra captar el rasgo más sórdido de lo humano y de lo imprevisible con una gran habilidad narrativa.

El personaje del cuento que da título al libro corre el peligro de que lo maten por las palabras que ha traducido. Su función de traductor de Elvis Presley en México lo hace responsable ante los ojos de sus perseguidores de aquellos insultos ofensivos que ha dicho otra persona: “Yo había sido el mensajero, el intermediario, el verdadero emisor, el intérprete”. En el relato titulado “Lo que dijo el mayordomo”, el narrador escribe las confesiones que le hiciera su empleado cuando ambos quedaron encerrados en el ascensor. Y reflexiona acerca de la remota posibilidad de que la víctima potencial del mayordomo lea su texto y éste le sirva como advertencia. En tanto considera poco probable que así sea, escribe: “Los libros que no leemos están llenos de advertencias; nunca las conoceremos, o llegarán demasiado tarde”. Las palabras podrían no llegar ahí donde funcionasen como una advertencia, podría responsabilizarse erróneamente a un sujeto mensajero y alguien morir. Ocurre así en el devenir azaroso, entre la palabra y la acción, de los relatos de Javier Marías. No importa de cuál cuento se trate, siempre existe una tensión, algo está por suceder que sorprende al sujeto al efectuar el acto: “Los pasos que uno ve posibles a menudo acaba dándolos sin querer solamente porque son posibles y se nos han ocurrido, y así se cometen tantos actos y tantos asesinatos, a veces la idea conduce al hecho como si no pudiera sostenerse en tanto que idea tan solo”. Otro tema que apasiona al autor es el de la memoria. Están los muertos que lo recuerdan todo y los vivos cuyo presente ya es nostálgico porque está perdido. Difícil equilibrio el del vivir.

SARA COHEN

Clarín, revista Ñ, 11 de febrero de 2013