‘Así empieza lo malo’, una novela sobre el deseo, el rencor y la arbitrariedad del perdón

AELM
ASÍ EMPIEZA LO MALO
JAVIER MARÍAS
Alfaguara, 23 de septiembre de 2014

«No hace demasiado tiempo que ocurrió aquella historia, y sin embargo hoy sería imposible. Me refiero a lo que les pasó a ellos, a Eduardo Muriel y a su mujer, Beatriz Noguera, cuando eran jóvenes, y no tanto a lo que me pasó a mí con ellos cuando yo era el joven y su matrimonio una larga e indisoluble desdicha».

Este es el arranque de Así empieza lo malo, «una historia tenue de la vida íntima, de las que no suelen contarse o sólo en susurros», evocada por quien en su juventud fue testigo y partícipe, Juan de Vere, mientras estuvo al servicio de un antaño exitoso director de cine. Ese trabajo le permitió asistir al extraño, desequilibrado presente del matrimonio, así como asomarse a sus misteriosos agravios pretéritos.

En el Madrid excitado de 1980, Muriel encarga al joven De Vere que investigue y sonsaque a un amigo suyo de media vida, el Doctor Jorge Van Vechten, de cuyo indecente comportamiento en el pasado le han llegado rumores. Pero Juan no se limitará a eso y tomará dudosas iniciativas, porque, como él mismo reconoce desde su edad madura, «los jóvenes tienen el alma y la conciencia aplazadas».

Así descubrirá que no hay justicia desinteresada, sino que está siempre contaminada por el rencor personal, y que todo perdón o castigo son arbitrarios, los individuales y los colectivos. Con su prosa inteligente y profunda, Javier Marías nos da también una novela sobre el deseo, que a menudo se impone a todo escrúpulo, lealtad o respeto, y sobre nuestra imperfecta contemplación de los hechos, siempre tuerta: a veces por fuerza, a veces por entera decisión nuestra.

La crítica ha dicho…

«Javier Marías es un escritor maravilloso.»
John Banville

«Javier Marías es uno de los más grandes escritores vivos.»
Claudio Magris

«Independientemente de nuestras expectativas, al leer elegimos pasar tiempo en compañía de un autor. En el caso de Javier Marías, se trata de una buena decisión: su mente es profunda, aguda, a veces turbadora, a veces hilarante, y siempre inteligente.»
Edward St Aubyn, The New York Times Book Review

«Un escritor profundamente necesario, un caballero andante, divertido, punzante, lleno de ira y amor.»
The Guardian

«De una inteligencia deslumbrante y cautivadora, parece que no haya nada que Marías no pueda conseguir con la ficción. No es extraño que se lo mencione continuamente como potencial Premio Nobel.»
Kirkus Reviews

«Hechizante… evoca a creadores de acertijos como Borges, y las tramas de Marías, ingeniosas como jugadas de ajedrez, traen a la mente al gran maestro estratega del siglo xx, Vladimir Nabokov.»
Los Angeles Times

«Es uno de esos raros y preciosos seres, un simple novelista que ama las historias e intrigado por el mal.»
Colm Tóibín, New York Review of Books

«Javier Marías es, en mi opinión, uno de los mejores escritores europeos contemporáneos.»
J. M. Coetzee

«Estoy gratamente impresionado por la calidad de la escritura de Marías… por su empeño y precisión.»
W. G. Sebald

«Los libros de Javier Marías me han producido un gran impacto.»
Graham Swift

Más información

SILLÓN DE OREJAS. Bloqueos y ensoñaciones veraniegas
MANUEL RODRÍGUEZ RIVERO
El País, Babelia, 30 de agosto de 2014

Entrega del Premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa

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Vídeo de la ceremonia de entrega del premio
Vídeo de la entrega del premio

A Javier Marias il Premio Tomasi di Lampedusa

Una manifestazione culturale oramai consolidata che si ripete nel comune di Santa Margherita Belice, nell’Agrigentino, da ben undici edizioni, con larga partecipazione di pubblico. Si tratta del premio letterario internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa che quest’anno ha premiato lo scrittore spagnolo Javier Marias per il romanzo, edito Einaudi, Gli innamoramenti.

Un libro inquietante, come lo stesso scrittore l’ha definito, in cui, per la prima volta, nei suoi scritti la protagonista e’ una donna. L’idea de Gli innamoramenti “Nasce a partire dalla volontà di analizzare il sentimento di amore e vendetta come esperimenti ed esperienze estreme –ha detto lo scrittore Marias– Quasi al limite della follia”. Un noir metafisico e un caso letterario, quello dello scrittore spagnolo, che già nel 2012 in Spagna, aveva vinto il Premio Nacional de Narrativa assegnato dal Ministero della Cultura spagnolo come miglior opera letteraria pubblicata in una delle quattro lingue ufficiali riconosciute nel Paese. A causa dei tagli alla cultura decisi dal governo, però, Marías aveva rifiutato il premio di 20 mila euro. Una decisione che aveva fatto molto discutere, ma che rappresentava l’esempio di coerenza dell’autore: “In tutto questo tempo ho evitato le istituzioni dello Stato, senza curarmi del partito al potere –aveva commentato– Lo Stato non ha nulla da darmi per il mio compito di scrittore che ho scelto di mia propria iniziativa”.

Durante la serata, sul palco, Marias ha accennato un parallelismo tra Cervantes, scrittore spagnolo del ’600 e Tomasi di Lampedusa, entrambi, secondo l’autore spagnolo, sarebbero scrittori inaspettati. “Un’opera magistrale –ha detto Marias in riferimento all’opera di Lampedusa, durante la premiazione– Il Gattopardo e’ importante perché unico romanzo completo dell’autore, per essere apparso quando egli era già morto, quindi aver circolato nel mondo senza alcuna assistenza, per essere stato scritto da un isolano senza contatti con la letteratura pubblica. Per me e’ un romanzo sulla morte. La preparazione alla sua accettazione. Una parte della vita e, non la più importante”.

Madrina e conduttrice della serata e’ stata la presentatrice Rosanna Cancellieri. Ospite d’eccezione e’ stato l’attore Sebastiano Somma che ha letto alcuni passi del romanzo di Tomasi di Lampedusa e, che stasera sarà nuovamente sul palco del comune di Santa Margherita Belice per recitare alcuni brani del testo celebre, in questione. Presenti tra il pubblico anche il vescovo Domenico Mogavero, il rettore di Palermo, Roberto La Galla, gli assessori regionali Michela Stancheris e Patrizia Valenti.

L’edizione 2014 pero’ non e’ stata solo un evento letterario, ma anche musicale grazie alla presenza della voce raffinata di Fiorella Mannoia che ha chiuso la serata, omaggiando lo scrittore, vincitore del Premio, attraverso un midley di canzoni note al pubblico. La manifestazione si e’ affermata anche per le numerose iniziative che, proprio a partire da quest’anno potrebbero fungere da trampolino di lancio per gli eventi futuri, coinvolgendo gli altri comuni italiani. Presenti alla conferenza stampa erano infatti i sindaci dei comuni di Casarsa della Delizia in provincia di Pordenone, il comune di Santo Stefano Belbo in provincia di Cuneo, entrambi presenti in rappresentanza delle città che hanno dato i natali a scrittori celebri come Pier Paolo Pasolini e Cesare Pavese. L’iniziativa, come annunciata durante l’incontro con lo scrittore Marias, sarebbe quella di promuovere il territorio e la cultura attraverso i nomi di scrittori celebri. “Attraverso l’associazione nazionale città del vino – ha detto Iole Piscolla, responsabile del progetto New Art e Wine in Tuscany – abbiamo intenzione di implementare la coesione tra comuni soci e non in riferimento a nuovi prodotti turistici , attività e progetti tra i vari comuni italiani, che sono interessati a promuovere il profilo identitario, culturale del proprio territorio. Un modo per promuovere il turismo, attraverso il territorio e la letteratura”.

L’idea di fondo sarebbe infatti quella di creare un percorso culturale che abbracci le diverse esperienze artistiche delle diverse città italiane, partendo da un fil rouge che e’ quello fatto dai nomi di scrittori e poeti che hanno segnato la letteratura italiana.

“Cercheremo insieme agli altri comuni –ha detto Tanino Bonifacio, vice sindaco di Santa Margherita Belice– Di fare un percorso culturale che abbraccia diverse esperienze, diversi comuni e diverse realta’. Speriamo di incontrare il ministro Franceschini per fare insieme un percorso culturale e un protocollo di intesa che unisca i sindaci delle citta’ per promuovere lo sviluppo del territorio e sancire le linee di indirizzo, individuando i requisiti per creare un protocollo e un ampliamento dello stesso”.

MARGHERITA INGOGLIA

Sicilia Informazioni.com, 6 Agosto 2014

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Javier Marías vince il Premio Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa

E’ stato accolto ieri all’Ars lo scrittore spagnolo Javier Marías, vincitore, con il suo nuovo romanzo Gli innamoramenti (Einaudi), del Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa. A fare gli onori di casa nel giardino di Palazzo dei Normanni è stata la deputata regionale Margherita La Rocca, componente della commissione Cultura dell’Ars e assessore comunale nella “Città del Gattopardo”.

“Sono felicissima oggi –ha detto Margherita La Rocca a Javier Marías– di ospitarla qui in questo illustre e antico Parlamento e di ospitarla in questi giorni nel Comune di Santa Margherita di Belice. Ringrazio il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che con tutto il Parlamento regionale e la Fondazione Federico II ha fortemente sostenuto il Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che certamente rappresenta uno dei momenti culturali più importanti della Sicilia”.

L’autore spagnolo Javier Marías, vincitore Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ha incontrato stamattina nel giardino di Palazzo dei Normanni i giornalisti insieme al presidente della Fondazione Federico II, Francesco Forgione, al sindaco di Santa Margherita di Belice, Franco Valenti e a Gioacchino Lanza Tomasi, presidente della giuria del premio. Marías ha affermato che il suo rapporto con il capolavoro dello scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa è “molto antico, nato durante l’adolescenza” fino al punto da diventare oggi una sorta di “modello” non in sé stesso ma “come atteggiamento verso la scrittura”. “Sono onorato di ricevere questo premio –ha aggiunto Javier Marías– che porta il nome di uno degli autori per me più grandi del Novecento”.

“Siamo molto orgogliosi di ospitare un grande scrittore come Javier Marías. Il Premio –ha detto il sindaco di Santa Margherita di Belice Franco Valenti– è diventato negli anni patrimonio comune dell’intera cittadinanza. Incontrare e ascoltare le parole di uno scrittore di fama internazionale è un segnale di crescita culturale soprattutto per le giovani generazioni”.

La cerimonia di premiazione si svolgerà oggi martedì 5 agosto a partire dalle ore 20.45 in Piazza Matteotti a Santa Margherita di Belice, la serata sarà condotta dalla giornalista Rai Rosanna Cancellieri. Sul palco, oltre a Javier Marías, anche Fiorella Mannoia in acustico alcuni fra i più noti brani del suo repertorio musicale e Sebastiano Somma che leggera alcuni frammenti de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Comunicalo.it, 5 Agosto 2014

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Javier Marías in Sicilia, Margherita La Rocca Ruvolo fa gli onori di casa

L’autore spagnolo, vincitore Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha incontrato nel giardino di Palazzo dei Normanni i giornalisti insieme al presidente della Fondazione Federico II

E’ stata la deputata regionale Margherita La Rocca, componente della commissione Cultura dell’Ars, a fare ieri gli onori di casa nel giardino di Palazzo dei Normanni dove è stato accolto lo scrittore spagnolo Javier Marías, vincitore -con il suo nuovo romanzo Gli innamoramenti (Einaudi)- del Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa la cui premiazione si volgerà domani a Santa Margherita di Belice.

“Sono felicissima oggi di ospitarla qui in questo illustre e antico Parlamento e di ospitarla in questi giorni nel Comune di Santa Margherita di Belice. Ringrazio il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che con tutto il Parlamento regionale e la Fondazione Federico II ha fortemente sostenuto il Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che certamente rappresenta uno dei momenti culturali più importanti della Sicilia”.

L’autore spagnolo Javier Marías, vincitore Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha incontrato ieri mattina nel giardino di Palazzo dei Normanni i giornalisti insieme al presidente della Fondazione Federico II, Francesco Forgione, al sindaco di Santa Margherita di Belice, Franco Valenti, a Gioacchino Lanza Tomasi, presidente della giuria del premio e al presidente dell’Istituzione Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Marías ha affermato che il suo rapporto con il capolavoro dello scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa è “molto antico, nato durante l’adolescenza” fino al punto da diventare oggi una sorta di “modello” non in sé stesso ma “come atteggiamento verso la scrittura”.“

Agrigento Notizie, 5 Agosto 2014

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Javier Marías vince il “Tomasi di Lampedusa”. Amore e morte nel suo Gli innamoramenti

Javier Marías si è aggiudicato l’undicesimo Premio Tomasi di Lampedusa con il suo libro Gli innamoramenti. Per l’occasione lo scrittore e giornalista spagnolo ha riletto il grande capolavoro dello scrittore siciliano, Il Gattopardo: “Non mi è successo, come a volte capita, di rimanere deluso, ma credo che sia il più grande romanzo europeo del Novecento”, ha detto Marías, a Palermo.

Gli innamoramenti, definito “noir metafisico”, racconta di un omicidio. Ma la storia –è subito evidente– è più complicata di quello che appare e mentre la trama rimane sullo sfondo per affermarsi con forza soltanto verso le ultime pagine, Marías scava nell’animo degli uomini e delle donne che si trovano ad affrontare una morte.

Amore e morte, dunque. Due temi molto cari a Javier Marías. “Sono temi di tutti i tempi, universali – ha detto – ma bisogna continuare a parlarne. Parlarne con la lingua dei tempi. Il pubblico ce lo chiede”.

La premiazione avrà luogo martedì 5 agosto a Santa Margherita Belice, in provincia di Agrigento. Ospiti d’onore la cantante Fiorella Mannoia e l’attore campano Sebastiano Somma che interpreterà alcuni brani de Il Gattopardo, con la regia di Gaetano Stella.

MARIA TERESA CAMARDA

Sì 24.it, 4 Agosto 2014

premio tomasi di lampedusa, martedi' conferenza stampa con javier marìas

Javier Marías, premiado en Sicilia

El escritor español Javier Marías, que mañana recibirá el premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa por su novela Los enamoramientos, publicada en España en 2011 y en Italia en 2013, denunció que “a nadie le interesa resolver” el conflicto israelí-palestino.

“Me temo que a nadie le interese resolver el conflicto entre Israel y Palestina, pero lo que me parece inadmisible es la desproporción de las fuerzas enfrentadas”, declaró Marías en una entrevista con ANSA.

Y agregó: “si alguien me amenazase por la calle no reaccionaría atacando porque de esta manera yo sería un agresor pero eso es exactamente lo que está haciendo Israel. No estoy de acuerdo con Hamas pero es obvio que Israel cuenta con el apoyo de Estados Unidos, que es la principal potencia mundial pero que no se atreve a criticarlo”.

Esta es la undécima edición del premio dedicado a la memoria del autor de El Gatopardo, que será entregado mañana en la ciudad de Palermo, en Sicilia, y que recompensa una novela publicada en Italia en los últimos doce meses.

Los enamoramientos
, que trata temas universales como el amor, la muerte y la verdad, fue definida “angustiante” por el hijo adoptivo de Tomasi di Lampedusa, Gioacchino Lanza Tomasi, miembro permanente del jurado del premio.

“Vivimos en una época en la que parece que nadie quiere cambiar las cosas y estamos sumergidos en una suerte de parálisis debida tal vez al hecho de que el poder verdadero actual está en las manos incontrolables de la finanza”, agregó el escritor español.

La España que Marías describe en el libro sigue esperando una recuperación de la economía que el Fondo Monetario Internacional asegura que ha comenzado “pero que todavía no es bien visible, con mucha desocupación y dos millones de familias sin rédito fijo y quien tiene la culpa? De todos, creo, del gobierno español, de Angela Merkel y de la Unión Europea”, reflexionó el escritor.

“Pero eso no significa que antes con Franco estábamos mejor -afirmó Marías-. Cuando él murió yo tenia 24 años y mi padre fue encarcelado durante el franquismo. Si Franco viviera yo no podría escribir los artículos que me publica El País pero es cierto que en una democracia es grave que todos piensen que es imposible cambiar las cosas pero eso es lo que está pasando en Europa”.

Sobre Italia declaró: “Me parece que sin Silvio Berlusconi ustedes están mejor”.

GLORIA RAVISA

ANSA, 4 Agosto de 2014

 

‘En compañía de Rebecca West’

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El pasado año pudimos ver un vídeo donde la madre del pintor Miquel Barceló bordaba un mantel con figuras del bestiario artístico de su hijo. El resultado era maravilloso y al pensarlo recordé, no sé por qué, algo que leí años atrás, donde se comparaba la inteligente prosa de Chacel con la compleja artesanía del bordado. Digo inteligente y complejo porque un bordado puede ser plano o tener profundidad y tanto las novelas de Rosa Chacel como aquel mantel bordado por Francisca Artigues convertían la superficie plástica en ese lugar profundo de donde surge el arte.

Algo de esto -pero al revés: del arte a la realidad- hay también en los libros de Janet Malcolm, libros-pesquisa en los que los mundos de Chejov, Freud, o Gertrude Stein en la Francia ocupada, son desmenuzados y reconstruidos ante nuestros ojos en un meticuloso bordado que convierte distintos fragmentos de vida artística en una forma de arte de vida, con sus secretos al aire. Pero algunos de los que hace años nos gustó Janet Malcolm, desconocíamos a Rebecca West, nom de guerre, de Cicely Isabel Fairfield, del mismo modo que Isak Dinesen lo es de la escritora Karen Blixen.

La ignorancia es a veces una fuente de alegrías. Curarla, quiero decir. Pero también poseerla para poder hacerlo. Cuando escuchamos que alguien dice a los sesenta años “estoy leyendo a Borges por primera vez en mi vida”, lo primero que experimentamos es cierta y bien fundada incomprensión: ¿dónde estaba antes? ¿Cómo ha podido esperar tanto? Pero después nos asalta otro sentimiento: nos gustaría tener en ese momento la misma sensación -disfrutada en un pasado muy lejano- del descubrimiento borgiano que tiene ahora ese lector tan tardío. Yo siempre creí que Rebecca West era una autora de best sellers romanticones y nunca había sentido curiosidad alguna por sus libros. Digamos que mi ignorancia era una forma de estupidez -ni siquiera sabía que había sido amante de Orwell- de la que me sacó el escritor Javier Marías enviándome el magnífico ensayo de West, El significado de la traición, publicado en Reino de Redonda, editorial propiedad del rey de ese reino marino, Xavier I, o lo que es lo mismo, el citado Marías. Sí, hayPortada ESDLT escritores que son monárquicos -es decir, shakespearianos en su visión de la jefatura de Estado- y un escritor, en España, que es monarca y no sólo del tiempo de sus novelas. Desde que leí El significado de la traición -un libro demoledor con la tradición del espía británico en el siglo XX- ya no puedo, ni podré, pensar en Anthony Blunt o en los miembros del círculo de Cambridge de la misma forma que lo hacía antes. Y siempre he de recordar las contundentes palabras de Rebecca West al cerrar su prólogo: “El espionaje es un juego de patanes”. Y yo, que empecé a colaborar habitualmente en prensa con una laudatoria necrológica de Anthony Blunt… En fin: también la ignorancia –curarla- proporciona disgustos desde que existe el fruto del árbol del bien y del mal.

Hace poco, la editorial Reino de Redonda ha publicado otro libro de Rebecca West titulado Un reguero de pólvora. Aquellos que han gustado de Janet Malcolm -y perdón por la insistencia-, corren el peligro, si lo leen, de encontrarla un juego adolescente al lado de la prosa -profunda y minuciosa- de Dame West cuando escribe sobre el juicio de Núremberg y la ocupación aliada de Alemania. La entomóloga pasada por el psicoanálisis –Malcolm- frente a una mujer sabia -a lo Montaigne- y su dominio de la naturaleza humana –West- con sentencias de gran altura. “Cuando la sociedad tiene que lastimar a una persona ha de hacerle el menor daño posible, so pena de que se extiendan por esa sociedad sentimientos de los que impulsan a la gente a cometer actos por los que acaban en la horca”, escribe West. Y aquí nos está hablando de algo íntimamente relacionado con la ley y el estado de derecho: la defensa de la civilización y la constatación de su superioridad moral sobre la institucionalización de la violencia, la traición o, simplemente, el delito común. Porque esa es la impresión que se tiene leyendo el libro: la de estar en el interior de alguien que defiende y nos recuerda cuál debería ser nuestro lugar ya no sólo frente a la barbarie, sino frente a la adulteración, falsedad y torcimiento de la realidad y su complejidad moral. En estos tiempos, una compañía necesaria.

Rebecca West era una mujer muy inteligente y Un reguero de pólvora posee la complejidad arquitectónica de una novela en la que los personajes secundarios son reales y no tienen precio, más la apasionante destreza de un reportaje del llamado Nuevo Periodismo, no inventado aún en su época. Y debería ser de lectura obligatoria en las facultades de Derecho y más que aconsejable entre los profesionales del mismo. El libro trata de Núremberg y sus consecuencias, en los extraordinarios capítulos titulados Invernadero con ciclámenes, escritos en 1946 (el juicio en sí y su entorno), 1949 (las mujeres alemanas en la inmediata postguerra) y 1954 (una lectura crítica del revisionismo alemán). Para ello enlaza con la inquietante mutación que puede sufrir cualquier sociedad y cómo esa mutación se convierte en nobleza y en más miseria en la derrota y más adelante resurge como justificación del pasado y su maquillaje. Sólo por esos capítulos -y el sólo se queda corto y mezquino- Un reguero de pólvora adquiere la altura de la gran literatura (con toda una concepción filosófica de fe democrática, una profunda y vasta cultura detrás que sostienen la fortaleza -porque es fortaleza- de West, y detalles de un humor impagable). Pero también está el seguimiento de tres procesos judiciales y el relato de sus causas, donde Rebecca West vuelve a brillar con un talento superior al de la mejor Agatha Christie en el tratamiento de los detalles, una meticulosidad proustiana hija del más lúcido psicologismo y el encantamiento descriptivo de un buen libro de viajes. Uno de ellos, La mejor ratonera, enlaza en cierto modo con los textos de El significado de la traición, con lo que el placer cómplice es doble. Sólo añadiré que ahora me gustaría continuar flotando en mi ignorancia acerca de Rebecca West, para disfrutar una vez más de la misma manera que lo he hecho con ella en el Reino de Redonda.

JOSÉ CARLOS LLOP

Diario de Mallorca, 3 de agosto de 2014