Edición italiana de ‘Mientras ellas duermen’

MED Italia

MENTRE LE DONNE DORMONO
JAVIER MARÍAS
Traduzione di Valerio Nardoni
Einaudi, 2014

Figure evanescenti, ambigue – fantasmi, spie, guardie del corpo, sosia, criminali – infestano i racconti di Javier Marías, ognuno con il suo segreto, ognuno con la sua ossessione o maledizione (ammesso che, nella vita come nel suo proseguimento spettrale, sia possibile distinguere le due categorie). Ma alla fine il posto da cui tutti loro rifiutano di andare via, impossibili da cancellare, è la nostra memoria di lettori.

Un fantasma degli anni Trenta piú spaventato dei malcapitati a cui compare, un capitano dell’esercito di Napoleone durante la campagna di Russia, il protagonista de L’uomo sentimentale ritratto quando era ancora bambino, un maggiordomo bloccato in un ascensore, un caso di «doppio» a Barcellona che porterà alla rovina, un caso di «doppio» in Inghilterra che porterà all’orrore, un «ciccione schifoso» in adorante contemplazione di una donna dalla bellezza tanto ideale da apparire irreale… Sono solo alcuni dei personaggi di questi racconti scritti nell’arco di trent’anni che testimoniano un percorso narrativo in costante ascesa: superbo tessitore di romanzi, anche monumentali, Javier Marías dimostra di saper raggiungere, nello spazio di poche pagine, un grado di tensione e profondità degno dei grandi maestri della forma breve, senza rinunciare alla scrittura sensuale e meditativa che ne ha fatto uno degli scrittori contemporanei piú amati nel mondo.

JM BY NMarías prima che diventasse Marías

Non è scontato che un grande romanziere sia anche un grande autore di racconti. Nel caso di Javier Marías, però, la grandezza sembra avere a che fare solo col fatto stesso di scrivere: vale per i romanzi di sempre, vale per i saggi, vale anche per i racconti. Einaudi ha appena pubblicato la prima raccolta dello scrittore spagnolo, uscita in patria nel 1990. Si intitola Mentre le donne dormono (traduzione di Valerio Nardoni), e contiene dodici storie poco meno che perfette.

L’indagine introspettiva e psicologica è ciò che caratterizza maggiormente la narrativa di Marías, e quasi per paradosso pare che accadano più cose in questi pochi racconti che nei suoi formidabili romanzi. La cosa più impressionante, ad ogni modo, è la sua abilità nel maneggiare diversi registri, diversi ritmi e diverse profondità. Sarebbe difficile appaiare per stile e spessore due dei racconti di Mentre le donne dormono, ma allo stesso tempo esiste come uno spirito sotterraneo che fa di questi frammenti un corpo unico in grado di muoversi e comunicare da solo.

L’ossessione per la morte e per le infinite possibilità del caso, proprie del grosso dell’opera di Marías, emerge limpidamente in quest’antologia che dopotutto, cronologicamente, anticipa la maggior parte dei suoi lavori migliori. La morte, il tempo, i fantasmi, l’antitesi quasi ontologica tra Madrid e Barcellona, il tema del doppio e la forza e la fragilità delle donne: tutto, in una maniera o nell’altra, sarebbe tornato più avanti.

Molto semplicemente, leggere Marías è un piacere enorme. In questi racconti gioca coi paradossi del vivere e del morire, con le paranoie degli uomini, e naturalmente con la letteratura. Ogni volta adopera tratti diversi, come un pittore che si volesse cimentare con tutta la sua scorta di pennelli e colori per illustrare una processione di vicende fatte di rompicapi e inganni. E omaggia, in via diretta (il vorticoso e benetiano Le dimissioni di Santiesteban dedicate a Juan Benet) o indiretta (lo spettro di Zapata di Saranno nostalgie, che chiude la rassegna, potrebbe essere uscito da una storia di Gabo Márquez), e lascia sempre qualcosa in sospeso, come i grandi illusionisti sanno fare.

Mentre le donne dormono è Marías che era già Marías prima che diventasse Marías, ma questo in fondo è solo motivo di curiosità. Il valore di questi racconti appartiene appieno a essi stessi, per ciò che dicono e per come lo dicono. Un recupero doveroso, a un quarto di secolo di distanza, e di cui essere ben felici.

GIOVANNI DOZZINI

Europa, 6 Febbraio 2014

Quando le donne dormono

Javier Marias e’ uno degli scrittori contemporanei più’ amati e apprezzati dal pubblico, le sue opere sono tradotte in tutto il mondo, vincitore di prestigiosi premi letterari come il Romulo Gallegos e il Prix Femina Etranger con “Domani nella battaglia pensa a me” e nel 2011 l’italiano Premio Nonino. In questi giorni in libreria con l’editore di riferimento, ma nella collana di tascabili L’arcipelago Einaudi, la raccolta di racconti “Mentre le donne dormono” con traduzione di Valerio Nardoni, uscito in patria nel 1990 con titolo originale “Mientras ellas duermen”.

Dodici piccoli capolavori letterari che hanno il potere, allora di anticipare, oggi di confermare, le grandi doti letterarie di questo straordinario personaggio della cultura, autore di romanzi, saggi e traduttore di classici. Marías da voce a tutti i temi a lui più cari e che ben si adattano alla pur breve dimensione del racconto: l’ossessione per la morte, il caso, i fantasmi, il tragico, l’ironia, il doppio, senza comunque venir meno a una profonda indagine psicologica e introspettiva dei personaggi. Quel suo stile inconfondibile nel lasciare sempre un finale sospeso, un gioco da abile illusionista che spiazza. Omaggi, per Juan Benet ne “Le dimissioni di Santiesteban” son quelle che ogni notte affigge un fantasma in un istituto di Madrid, un enigma che nessuno è riuscito a risolvere ma che alla fine al contrario si duplicherà. “Portento, maledizione” un racconto che ha la forza di un romanzo, diviso in capitoli , dove la natura psicologica di un rapporto prevale su tutto il resto. In “Gualta” un caso di doppio, due biografie a confronto, due città a confronto Madrid e Barcellona, e tante ipotesi nel finale.

E ancora in “Mentre le donne dormono” il racconto contemporaneo di un uomo di mezza età ossessionato da una donna che ha conosciuto bambina che filma in continuazione per conservarne l’ultima immagine. Infine in “Saranno nostalgie” l’apparizione del fantasma di Emiliano Zapata con i vestiti trivellati dai colpi, durante le letture ad alta voce in casa di una vecchia signora di Veracruz, e ancora dopo la sua morte tornerà ogni mercoledì, ” forse da Chinameca, assassinato, triste e sfinito”. Sono solo alcuni di questi preziosi assaggi di una scrittura già matura e che si appresta a conquistare il favore dei lettori. Colmando un vuoto, oggi a un quarto di secolo, nel terreno accidentato del genere “racconto”.

SEBASTIANA GANGEMI

Stamp Toscana, 8 Febbraio 2014