‘Gli innamoramenti’

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Gli innamoramenti

Per quale ragione Maria Dolz, la protagonista, voce narrante,  dell’ultimo romanzo di Javier Marias, Gli innamoramenti (Einaudi, 2012) sente il bisogno di fermarsi in un bar ogni mattina prima di recarsi al lavoro  per osservare una coppia di perfetti sconosciuti, Luisa e Miguel Desvern, mentre fanno colazione? Certamente perché quell’uomo e quella donna così sereni le consentono una contemplazione concreta della felicità negata dalla letteratura: Maria che lavora in una casa editrice sa bene che se i due fossero personaggi di un romanzo qualcosa di brutto accadrebbe loro, qualcosa di storto a un certo punto devasterebbe la loro esistenza. Dunque di quell’ipotesi illusoria di bene  la donna è destinata ad “innamorarsi”.

Ma ben presto il quadro va in frantumi, l’incantesimo svanisce e la  tela di regno cui non è possibile sfuggire svela un volto equivoco: un parcheggiatore disperato uccide Miguel scambiandolo per un’altra persone, Luisa ne è sconvolta, Maria le si presenta e per qualche ora ha l’occasione di penetrare l’intimità domestica della coppia; proprio in casa di Luisa  conosce il miglior amico dei due coniugi Javier, se ne sente attratta, ne diventa l’amante, pur essendo perfettamente consapevole di non essere ricambiata e non pretendendolo neppure.

Il secondo innamoramento nella mente della protagonista non è che un pallido riflesso del primo: il triangolo ideale con lei al centro, giovane prudente,  non può ancora realizzarsi, Javier non ama lei, bensì Luisa, se non che questa è ancora legata al marito, e quindi i due sono ancora distanti. Ma in quale direzione porta la vera trama de Gli innamoramenti e cosa davvero cerca Maria e perché il cuore del dramma, l’omicidio di Miguel, non viene chiarito mai fino in fondo?

In realtà Marìas trova una chiave originale per riscrivere Il colonnello Chabert di Balzac e la parte meno nota de I tre moschettieri relativa alle vicende passate di Athos. Sia l’uno che l’altro, citati spesso dai protagonisti de Gli innamoramenti,   raccontano di come la resurrezione di persone credute morte non è mai la benvenuta. Lo scrittore spagnolo porta alla luce ciò che gli intrecci di Balzac e Dumas sottendevano: il modo con cui l’animo umano percepisce gli eventi, ne dilata o ne sminuisce le conseguenze, li deforma o li rimuove deve finire sotto la lente del microscopio, i fatti  nella loro nudità di circostanze accessorie sono irrecuperabili e in fondo trascurabili. Per questo  in Marìas lunghi monologhi e soliloqui interminabili costituiscono il nerbo di una prosa analiticamente lucida su ogni sfaccettatura del ragionamento.  La realtà ignora di se stessa ciò che la letteratura ha il coraggio di inventare e scoprire: come reagirei se…? E’ la verità su noi stessi a cui i libri ci consentono di rispondere. Ascoltando la voce di Maria Dolz veniamo a sapere che vivere significa sempre tradire, e che nessun innamoramento come nessun lutto  dura a lungo. Detto con parole più semplici: “ Chi muore giace e chi vive si dà pace”.

Javier Marías (Madrid, 20 settembre 1951) è uno scrittore spagnolo. Tradotto in tutto il mondo e vincitore dei più importanti Premi letterari, tra i quali il premio internazionale di letteratura Impac e il Nelly Sachs, Javier Marías è anche traduttore e saggista. Domani nella battaglia pensa a me ha vinto il premio Rómulo Gallegos e il Prix Femina Etranger].È nipote del regista Jesús Franco e figlio del filosofo Julián Marías (discepolo prediletto di José Ortega y Gasset). In Italia la maggior parte della sua opera è tradotta da Einaudi.

Il Recensore, 7 Marzo 2013