Entrega del Premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa

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Vídeo de la ceremonia de entrega del premio
Vídeo de la entrega del premio

A Javier Marias il Premio Tomasi di Lampedusa

Una manifestazione culturale oramai consolidata che si ripete nel comune di Santa Margherita Belice, nell’Agrigentino, da ben undici edizioni, con larga partecipazione di pubblico. Si tratta del premio letterario internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa che quest’anno ha premiato lo scrittore spagnolo Javier Marias per il romanzo, edito Einaudi, Gli innamoramenti.

Un libro inquietante, come lo stesso scrittore l’ha definito, in cui, per la prima volta, nei suoi scritti la protagonista e’ una donna. L’idea de Gli innamoramenti “Nasce a partire dalla volontà di analizzare il sentimento di amore e vendetta come esperimenti ed esperienze estreme –ha detto lo scrittore Marias– Quasi al limite della follia”. Un noir metafisico e un caso letterario, quello dello scrittore spagnolo, che già nel 2012 in Spagna, aveva vinto il Premio Nacional de Narrativa assegnato dal Ministero della Cultura spagnolo come miglior opera letteraria pubblicata in una delle quattro lingue ufficiali riconosciute nel Paese. A causa dei tagli alla cultura decisi dal governo, però, Marías aveva rifiutato il premio di 20 mila euro. Una decisione che aveva fatto molto discutere, ma che rappresentava l’esempio di coerenza dell’autore: “In tutto questo tempo ho evitato le istituzioni dello Stato, senza curarmi del partito al potere –aveva commentato– Lo Stato non ha nulla da darmi per il mio compito di scrittore che ho scelto di mia propria iniziativa”.

Durante la serata, sul palco, Marias ha accennato un parallelismo tra Cervantes, scrittore spagnolo del ’600 e Tomasi di Lampedusa, entrambi, secondo l’autore spagnolo, sarebbero scrittori inaspettati. “Un’opera magistrale –ha detto Marias in riferimento all’opera di Lampedusa, durante la premiazione– Il Gattopardo e’ importante perché unico romanzo completo dell’autore, per essere apparso quando egli era già morto, quindi aver circolato nel mondo senza alcuna assistenza, per essere stato scritto da un isolano senza contatti con la letteratura pubblica. Per me e’ un romanzo sulla morte. La preparazione alla sua accettazione. Una parte della vita e, non la più importante”.

Madrina e conduttrice della serata e’ stata la presentatrice Rosanna Cancellieri. Ospite d’eccezione e’ stato l’attore Sebastiano Somma che ha letto alcuni passi del romanzo di Tomasi di Lampedusa e, che stasera sarà nuovamente sul palco del comune di Santa Margherita Belice per recitare alcuni brani del testo celebre, in questione. Presenti tra il pubblico anche il vescovo Domenico Mogavero, il rettore di Palermo, Roberto La Galla, gli assessori regionali Michela Stancheris e Patrizia Valenti.

L’edizione 2014 pero’ non e’ stata solo un evento letterario, ma anche musicale grazie alla presenza della voce raffinata di Fiorella Mannoia che ha chiuso la serata, omaggiando lo scrittore, vincitore del Premio, attraverso un midley di canzoni note al pubblico. La manifestazione si e’ affermata anche per le numerose iniziative che, proprio a partire da quest’anno potrebbero fungere da trampolino di lancio per gli eventi futuri, coinvolgendo gli altri comuni italiani. Presenti alla conferenza stampa erano infatti i sindaci dei comuni di Casarsa della Delizia in provincia di Pordenone, il comune di Santo Stefano Belbo in provincia di Cuneo, entrambi presenti in rappresentanza delle città che hanno dato i natali a scrittori celebri come Pier Paolo Pasolini e Cesare Pavese. L’iniziativa, come annunciata durante l’incontro con lo scrittore Marias, sarebbe quella di promuovere il territorio e la cultura attraverso i nomi di scrittori celebri. “Attraverso l’associazione nazionale città del vino – ha detto Iole Piscolla, responsabile del progetto New Art e Wine in Tuscany – abbiamo intenzione di implementare la coesione tra comuni soci e non in riferimento a nuovi prodotti turistici , attività e progetti tra i vari comuni italiani, che sono interessati a promuovere il profilo identitario, culturale del proprio territorio. Un modo per promuovere il turismo, attraverso il territorio e la letteratura”.

L’idea di fondo sarebbe infatti quella di creare un percorso culturale che abbracci le diverse esperienze artistiche delle diverse città italiane, partendo da un fil rouge che e’ quello fatto dai nomi di scrittori e poeti che hanno segnato la letteratura italiana.

“Cercheremo insieme agli altri comuni –ha detto Tanino Bonifacio, vice sindaco di Santa Margherita Belice– Di fare un percorso culturale che abbraccia diverse esperienze, diversi comuni e diverse realta’. Speriamo di incontrare il ministro Franceschini per fare insieme un percorso culturale e un protocollo di intesa che unisca i sindaci delle citta’ per promuovere lo sviluppo del territorio e sancire le linee di indirizzo, individuando i requisiti per creare un protocollo e un ampliamento dello stesso”.

MARGHERITA INGOGLIA

Sicilia Informazioni.com, 6 Agosto 2014

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Javier Marías vince il Premio Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa

E’ stato accolto ieri all’Ars lo scrittore spagnolo Javier Marías, vincitore, con il suo nuovo romanzo Gli innamoramenti (Einaudi), del Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa. A fare gli onori di casa nel giardino di Palazzo dei Normanni è stata la deputata regionale Margherita La Rocca, componente della commissione Cultura dell’Ars e assessore comunale nella “Città del Gattopardo”.

“Sono felicissima oggi –ha detto Margherita La Rocca a Javier Marías– di ospitarla qui in questo illustre e antico Parlamento e di ospitarla in questi giorni nel Comune di Santa Margherita di Belice. Ringrazio il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che con tutto il Parlamento regionale e la Fondazione Federico II ha fortemente sostenuto il Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che certamente rappresenta uno dei momenti culturali più importanti della Sicilia”.

L’autore spagnolo Javier Marías, vincitore Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ha incontrato stamattina nel giardino di Palazzo dei Normanni i giornalisti insieme al presidente della Fondazione Federico II, Francesco Forgione, al sindaco di Santa Margherita di Belice, Franco Valenti e a Gioacchino Lanza Tomasi, presidente della giuria del premio. Marías ha affermato che il suo rapporto con il capolavoro dello scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa è “molto antico, nato durante l’adolescenza” fino al punto da diventare oggi una sorta di “modello” non in sé stesso ma “come atteggiamento verso la scrittura”. “Sono onorato di ricevere questo premio –ha aggiunto Javier Marías– che porta il nome di uno degli autori per me più grandi del Novecento”.

“Siamo molto orgogliosi di ospitare un grande scrittore come Javier Marías. Il Premio –ha detto il sindaco di Santa Margherita di Belice Franco Valenti– è diventato negli anni patrimonio comune dell’intera cittadinanza. Incontrare e ascoltare le parole di uno scrittore di fama internazionale è un segnale di crescita culturale soprattutto per le giovani generazioni”.

La cerimonia di premiazione si svolgerà oggi martedì 5 agosto a partire dalle ore 20.45 in Piazza Matteotti a Santa Margherita di Belice, la serata sarà condotta dalla giornalista Rai Rosanna Cancellieri. Sul palco, oltre a Javier Marías, anche Fiorella Mannoia in acustico alcuni fra i più noti brani del suo repertorio musicale e Sebastiano Somma che leggera alcuni frammenti de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Comunicalo.it, 5 Agosto 2014

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Javier Marías in Sicilia, Margherita La Rocca Ruvolo fa gli onori di casa

L’autore spagnolo, vincitore Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha incontrato nel giardino di Palazzo dei Normanni i giornalisti insieme al presidente della Fondazione Federico II

E’ stata la deputata regionale Margherita La Rocca, componente della commissione Cultura dell’Ars, a fare ieri gli onori di casa nel giardino di Palazzo dei Normanni dove è stato accolto lo scrittore spagnolo Javier Marías, vincitore -con il suo nuovo romanzo Gli innamoramenti (Einaudi)- del Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa la cui premiazione si volgerà domani a Santa Margherita di Belice.

“Sono felicissima oggi di ospitarla qui in questo illustre e antico Parlamento e di ospitarla in questi giorni nel Comune di Santa Margherita di Belice. Ringrazio il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che con tutto il Parlamento regionale e la Fondazione Federico II ha fortemente sostenuto il Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che certamente rappresenta uno dei momenti culturali più importanti della Sicilia”.

L’autore spagnolo Javier Marías, vincitore Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha incontrato ieri mattina nel giardino di Palazzo dei Normanni i giornalisti insieme al presidente della Fondazione Federico II, Francesco Forgione, al sindaco di Santa Margherita di Belice, Franco Valenti, a Gioacchino Lanza Tomasi, presidente della giuria del premio e al presidente dell’Istituzione Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Marías ha affermato che il suo rapporto con il capolavoro dello scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa è “molto antico, nato durante l’adolescenza” fino al punto da diventare oggi una sorta di “modello” non in sé stesso ma “come atteggiamento verso la scrittura”.“

Agrigento Notizie, 5 Agosto 2014

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Javier Marías vince il “Tomasi di Lampedusa”. Amore e morte nel suo Gli innamoramenti

Javier Marías si è aggiudicato l’undicesimo Premio Tomasi di Lampedusa con il suo libro Gli innamoramenti. Per l’occasione lo scrittore e giornalista spagnolo ha riletto il grande capolavoro dello scrittore siciliano, Il Gattopardo: “Non mi è successo, come a volte capita, di rimanere deluso, ma credo che sia il più grande romanzo europeo del Novecento”, ha detto Marías, a Palermo.

Gli innamoramenti, definito “noir metafisico”, racconta di un omicidio. Ma la storia –è subito evidente– è più complicata di quello che appare e mentre la trama rimane sullo sfondo per affermarsi con forza soltanto verso le ultime pagine, Marías scava nell’animo degli uomini e delle donne che si trovano ad affrontare una morte.

Amore e morte, dunque. Due temi molto cari a Javier Marías. “Sono temi di tutti i tempi, universali – ha detto – ma bisogna continuare a parlarne. Parlarne con la lingua dei tempi. Il pubblico ce lo chiede”.

La premiazione avrà luogo martedì 5 agosto a Santa Margherita Belice, in provincia di Agrigento. Ospiti d’onore la cantante Fiorella Mannoia e l’attore campano Sebastiano Somma che interpreterà alcuni brani de Il Gattopardo, con la regia di Gaetano Stella.

MARIA TERESA CAMARDA

Sì 24.it, 4 Agosto 2014

premio tomasi di lampedusa, martedi' conferenza stampa con javier marìas

Javier Marías, premiado en Sicilia

El escritor español Javier Marías, que mañana recibirá el premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa por su novela Los enamoramientos, publicada en España en 2011 y en Italia en 2013, denunció que “a nadie le interesa resolver” el conflicto israelí-palestino.

“Me temo que a nadie le interese resolver el conflicto entre Israel y Palestina, pero lo que me parece inadmisible es la desproporción de las fuerzas enfrentadas”, declaró Marías en una entrevista con ANSA.

Y agregó: “si alguien me amenazase por la calle no reaccionaría atacando porque de esta manera yo sería un agresor pero eso es exactamente lo que está haciendo Israel. No estoy de acuerdo con Hamas pero es obvio que Israel cuenta con el apoyo de Estados Unidos, que es la principal potencia mundial pero que no se atreve a criticarlo”.

Esta es la undécima edición del premio dedicado a la memoria del autor de El Gatopardo, que será entregado mañana en la ciudad de Palermo, en Sicilia, y que recompensa una novela publicada en Italia en los últimos doce meses.

Los enamoramientos
, que trata temas universales como el amor, la muerte y la verdad, fue definida “angustiante” por el hijo adoptivo de Tomasi di Lampedusa, Gioacchino Lanza Tomasi, miembro permanente del jurado del premio.

“Vivimos en una época en la que parece que nadie quiere cambiar las cosas y estamos sumergidos en una suerte de parálisis debida tal vez al hecho de que el poder verdadero actual está en las manos incontrolables de la finanza”, agregó el escritor español.

La España que Marías describe en el libro sigue esperando una recuperación de la economía que el Fondo Monetario Internacional asegura que ha comenzado “pero que todavía no es bien visible, con mucha desocupación y dos millones de familias sin rédito fijo y quien tiene la culpa? De todos, creo, del gobierno español, de Angela Merkel y de la Unión Europea”, reflexionó el escritor.

“Pero eso no significa que antes con Franco estábamos mejor -afirmó Marías-. Cuando él murió yo tenia 24 años y mi padre fue encarcelado durante el franquismo. Si Franco viviera yo no podría escribir los artículos que me publica El País pero es cierto que en una democracia es grave que todos piensen que es imposible cambiar las cosas pero eso es lo que está pasando en Europa”.

Sobre Italia declaró: “Me parece que sin Silvio Berlusconi ustedes están mejor”.

GLORIA RAVISA

ANSA, 4 Agosto de 2014

 

‘Los enamoramientos’, de Javier Marías, gana el Premio Tomasi di Lampedusa

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Los enamoramientos, de Javier Marías, ha sido distinguida con el premio literario internacional Giuseppe Tomasi di Lampedusa. El galardón, cuyo jurado está compuesto en esta edición por Salvatore Silvano Nigro, Giorgio Ficara y Mercedes Monmany, lo han recibido anteriormente escritores de la talla de Tahar Ben Jelloun, Claudio Magris, Amos Oz, Kazuo Ishiguro y Mario Vargas Llosa, entre otros. Los enamoramientos, traducida en italiano como Gli Innamoramenti, ha sido publicada en Italia por la editorial Einaudi. La ceremonia de entrega del premio, que celebra este año su undécima edición, tendrá lugar la noche del martes 5 de agosto en Sicilia.

Este premio internacional se suma al reconocimiento y al gran éxito de crítica y público que ha recibido Los enamoramientos (Alfaguara, 2011). En España, fue elegido mejor libro del año por Babelia, en 2011, y recibió el XIV Premio Qué Leer que otorgan los lectores de esta revista literaria. En el extranjero, Los enamoramientos ya se ha traducido a un total de 29 lenguas y ha sido finalista del National Book Critics Circle Award como mejor novela publicada en Estados Unidos en 2013. Además, fue seleccionada por el diario The New York Times entre las cien mejores obras de ficción de 2013. Las ediciones se han sucedido en países como Alemania, Francia, Holanda, Italia, Reino Unido y Estados Unidos.

AELM

La próxima novela de Javier Marías, Así empieza lo malo, la publicará Alfaguara el 23 de septiembre de 2014 en lanzamiento simultáneo en todo el ámbito de la lengua castellana. Así empieza lo malo cuenta la historia íntima de un matrimonio de muchos años, narrada por su joven testigo cuando éste es ya un hombre maduro. Juan de Vere tiene 23 años, acaba de finalizar sus estudios y encuentra su primer empleo como secretario personal de Eduardo Muriel, un antaño exitoso director de cine, en el Madrid de 1980. Su trabajo le permite entrar en la privacidad de la casa familiar y ser espectador de una misteriosa desdicha conyugal.

Alfaguara, 15 de julio de 2014

«Sea lo que sea que creamos que vaya a suceder mientras leemos, estamos eligiendo pasar tiempo en compañía de un autor. En el caso de Javier Marías, se trata de una buena decisión; su mente es profunda, aguda, a veces chocante, a veces hilarante, y siempre inteligente.

The New York Times Book Review

«Es fácil entender por qué el nombre de Javier Marías se menciona a menudo en las discusiones sobre los potenciales ganadores del Premio Nobel de Literatura ya que Los enamoramientos aborda temas que atacan al corazón mismo de la condición humana. Marías entrelaza argumentos filosóficos, literatura clásica y conversaciones tanto reales como imaginadas que dan forma a una caleidoscópica obra de arte. Un libro para ser saboreado, discutido y releído.»

The Gazette

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Efe

El País

Abc

20 Minutos

Las Provincias

Revista Arcadia

El Universal

Más información

Premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa a ‘Gli Innamoramenti’

 

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Premi: allo spagnolo Javier Marias il “Tomasi di Lampedusa”

“Un romanzo angosciante”. Così Gioacchino Lanza Tomasi, presidente della giuria della undicesima edizione del Premio letterario internazionale intitolato a “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”, commenta il romanzo Gli Innamoramenti (Einaudi), opera dello scrittore Javier Marías, vincitore di questa edizione.

La cerimonia di premiazione, condotta dalla giornalista Rai Rosanna Cancellieri, si svolgerà la sera di martedì 5 agosto in Piazza Matteotti a Santa Margherita di Belìce. Sul palco della città del “Gattopardo”, oltre a Javier Marías, anche la cantante Fiorella Mannoia che eseguirà alcuni fra i brani più noti del suo repertorio e l’attore Sebastiano Somma che leggerà alcuni frammenti tratti dall’opera di Tomasi di Lampedusa.

“Una delle idee per l’Expo 2015 – commenta l’assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Michela Stancheris – è quella di raccontare il territorio partendo dalle personalità che hanno narrato la Sicilia, come Tomasi di Lampedusa. Un intreccio tra storia e territorio, promuovendo la Sicilia culturale”. Si parte dunque da Santa Margherita di Belìce, luogo tristemente noto per il terremoto del 1968, simbolo della Sicilia del feudo del mondo tomasiano. “Il Premio è diventato patrimonio comune dell’intera cittadinanza – spiega Franco Valenti, sindaco di Santa Margherita di Belìce -. Ascoltare le parole di uno scrittore di fama internazionale è un segnale di crescita culturale”.

Quest’anno il Premio punta sui giovani con una sezione didattica intitolata “L’officina del Racconto” in cui sono stati coinvolti studenti attraverso un laboratorio di scrittura legato ai Ricordi d’Infanzia del Tomasi. “Siamo convinti – aggiunge il vice sindaco e direttore del premio Tanino Bonifacio – che questa idea possa rappresentare un ulteriore passo in avanti per avvicinare i ragazzi alla cultura letteraria”. Alla cerimonia di premiazione parteciperà anche la giuria del Tomasi di Lampedusa, presieduta da Gioacchino Lanza Tomasi, e composta da Salvatore Silvano Nigro, Giorgio Ficara e Mercedes Monmany.

ANSA, 8 Luglio 2014

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Javier Marías vincitore della XI edizione del Premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa

E’ Javier Marías, il vincitore della undicesima edizione del Premio letterario internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Lo scrittore spagnolo, che è anche traduttore, giornalista e saggista, si aggiudica il riconoscimento per il romanzo dal titolo Gli innamoramenti (Einaudi). La cerimonia di premiazione si svolgerà martedì 5 agosto (ore 20.45), in Piazza Matteotti a Santa Margherita di Belìce, la serata sarà condotta dalla giornalista Rai Rosanna Cancellieri. Sul palco della città del Gattopardo, oltre a Javier Marías, anche Fiorella Mannoia che eseguirà in acustico alcuni fra i brani più noti del suo repertorio musicale e Sebastiano Somma che leggerà frammenti tratti da Il Gattopardo. L’attore campano, noto al grande pubblico per le sue interpretazioni televisive, tornerà sempre sullo stesso palco anche l’indomani, e cioè mercoledì 6 agosto, alle 21,00 con un recital-spettacolo per immagini dedicato a Il Gattopardo per la regia di Gaetano Stella.

Il sindaco Franco Valenti: “Siamo molto orgogliosi di ospitare un grande scrittore come Javier Marías. Il Premio è diventato negli anni patrimonio comune dell’intera cittadinanza. Incontrare e ascoltare le parole di uno scrittore di fama internazionale è un segnale di crescita culturale soprattutto per le nuove generazioni”. E proprio sui giovani punta quest’anno il Premio con una sezione didattica intitolata “L’officina del Racconto”. “Abbiamo voluto coinvolgere gli studenti dell’Istituto Comprensivo Giuseppe Tomasi di Lampedusa di Santa Margherita – spiega il vice sindaco e direttore del Premio Tanino Bonifacio – attraverso un laboratorio di scrittura ispirato ai ricordi di infanzia del Tomasi. Sono una quindicina i racconti che abbiamo sottoposto all’attenzione della giuria del Premio, ed alcuni sono veramente emozionanti, il miglior componimento sarà premiato con una targa. Siamo convinti – conclude Bonifacio – che questa idea possa rappresentare un ulteriore passo in avanti per avvicinare i ragazzi alla lettura, alla cultura letteraria”.

Matteo Raimondi, presidente dell’Istituzione Giuseppe Tomasi di Lampedusa, punta sul territorio: “Il Premio è diventato un appuntamento importante non solo per Santa Margherita di Belìce ma per tutto il territorio siciliano. E evidente a tutti come negli ultimi anni il Premio sia cresciuto in maniera esponenziale. Sono migliaia le persone che partecipano alla cerimonia di premiazione, tutto ciò comporta una crescita culturale ma anche uno sviluppo economico per l’intero territorio delle Terre Sicane”. Alla cerimonia di premiazione del 5 agosto parteciperà anche la giuria del Tomasi di Lampedusa, presieduta da Gioacchino Lanza Tomasi, insieme al musicologo Salvatore Silvano Nigro, Giorgio Ficara e Mercedes Monmany.

Nelle precedenti edizioni il riconoscimento è stato assegnato a: Abraham B. Yehoshua con il romanzo La Sposa liberata (Einaudi), Tahar Ben Jelloun con Amori stregati (Bompiani), Claudio Magris con Alla cieca (Garzanti), Anita Desai con Fuoco sulla montagna (Einaudi), Edoardo Sanguineti con Smorfie (Feltrinelli), Kazuo Ishiguro con Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo (Einaudi), alla memoria di Francesco Orlando con La doppia seduzione (Einaudi), Valeria Parrella con Ma quale amore (Rizzoli), Amos Oz con Il Monte del Cattivo Consiglio (Feltrinelli) e Mario Vargas Llosa con Il sogno del Celta (Einaudi).

GuidaSicilia, 9 Luglio 2014

Entrevista con Gioacchino Lanza Tomasi
ALFONSO ARMADA
Abc, 19 de mayo de 2014

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Los premios de la Crítica de Nueva York distinguen a África

La escritora nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie es la vencedora de los National Book Critics Circle Awards con su novela Americanah (que en marzo publica Random House), una historia sobre la raza y la identidad que ha sido elegida la mejor del año por esta asociación de críticos de Nueva York.

El escritor español Javier Marías estaba nominado por Los enamoramientos a este premio literario, uno de los de más repercusión en Estados Unidos, y era el único hombre aspirante en una categoría en la que también competían Alice McDermott, por Someone; Ruth Ozeki, por A Tale for the time being, y Donna Tartt por El jilguero (que en marzo publica Lumen).

Americanah, una historia de amor, feminismo y racismo situada en el país de Adichie, había sido elegida como una de las mejores novelas de 2013 por The New York Times. Los enamoramientos (Alfaguara) a su vez ha sido ensalzada en las críticas de algunos de los periódicos más importantes de Estados Unidos y llegó a ser portada del suplemento The New York Times Book Review.

En la categoría de no ficción, el libro ganador fue de la ganadora del Pulitzer Sheri Fink, por Five days at memorial: life and death in a storm-ravaged hospital.

Los premios del National Book Critics Circle fueron creados en 1974 y reconocen trabajos en las categorías de ficción, no ficción, biografía, autobiografía, poesía y crítica publicados en Estados Unidos. A lo largo de sus cuarenta años de historia ha destacado a otros autores de prosa en español, como el chileno Roberto Bolaño por su libro 2666, o a literatos de origen latino radicados en Estados Unidos como el dominicano Junot Díaz, por La maravillosa vida breve de Oscar Wao.

Solo una novela en español ha obtenido ese premio en sus 40 años: Roberto Bolaño por 2666. Entre los ganadores figuran escritores como Alice Munro, Philip Roth, Cormac McCarthy, Louise Erdrich, Ian McEwan y John Cheever.

AGENCIAS

El País, 14 de marzo de 2014

Chamamanda N Adichie se impone a Javier Marías en los premios de la Crítica de New York

La escritora nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie se ha impuesto hoy a Javier Marías en los National Book Critics Circle Awards con su novela Americanah, elegida la mejor del año por esta asociación de críticos de Nueva York.

El escritor español estaba nominado por Los enamoramientos a este premio literario, uno de los de más repercusión en Estados Unidos, y era el único hombre nominado en una categoría en la que también competían Alice McDermott, por Someone; Ruth Ozeki, por A Tale for the Time Being, y Donna Tartt por The Goldfinch.

Americanah, una historia de amor, feminismo y racismo situada en el país de Adichie, había sido elegida como una de las mejores novelas de 2013 por el New York Times.

Javier Marías no acudió a la ceremonia y Los enamoramientos ha sido ensalzada en Estados Unidos en las críticas de algunos de los periódicos más importantes del país y llegó a ser portada del suplemento The New York Times Book Review.

En la categoría de no ficción, el libro ganador fue de la ganadora del Pulitzer Sheri Fink, por Five Days at Memorial: Life and Death in a Storm-Ravaged Hospital.

Los premios del National Book Critics Circle fueron creados en 1974 y reconocen trabajos en las categorías de ficción, no ficción, biografía, autobiografía, poesía y crítica publicados en Estados Unidos.

A lo largo de sus cuarenta años de historia ha destacado a otros autores de prosa en español, como el chileno Roberto Bolaño por su libro 2666, o a literatos de origen latino radicados en EE.UU. como el dominicano Junot Díaz, por The Brief Wondrous Life of Oscar Wao.

Otros premiados han sido Philip Roth, Alice Munro, Louise Erdrich, Ian McEwan y Cormac McCarthy.

Efe, 14 de marzo de 2014

Awards

JM candidato al Independent Foreign Fiction Prize 2014

Spanish writer Javier Marías, frequently tipped for the Nobel Prize, has been longlisted for the Independent Foreign Fiction Prize 2014 for his crime novel, 'The Infatuations'

Spanish writer Javier Marías, frequently tipped for the Nobel Prize, has been longlisted for the Independent Foreign Fiction Prize 2014 for his crime novel, ‘The Infatuations’

Karl Ove Knausgaard, Javier Marías, Andreï Makine longlisted for the Independent Foreign Fiction Prize

Karl Ove Knausgaard, the author about whom Zadie Smith wrote, “I need the next volume like crack”, is on the longlist for the Independent Foreign Fiction Prize 2014 for A Man in Love, the second volume of his blockbuster My Struggle. This is his second time on the longlist, and he goes head to head with contemporary greats such as Spanish writer Javier Marías, frequently tipped for the Nobel Prize, for his crime novel, The Infatuations, and Prix Goncourt winner Andreï Makine, author of Brief Lives that Live Forever.

This year’s 15-strong longlist was chosen by a panel of five judges from a record number of entries and languages – 126 titles from 30 source languages.

Boyd Tonkin, senior writer and columnist at The Independent and one of this year’s judges commented: “Every year this unique prize delivers to our doorsteps an outstandingly rich harvest of the world’s finest fiction. This year, a record number of submissions has resulted in a longlist as diverse and powerful as any in its history. From Iceland to China, Israel to Iraq, Spain to Japan, the contenders – served by a selection of the most gifted translators at work today – represent a huge variety of nations and cultures, all bound together in the border-free republic of talent and imagination.”

The list features a number of pairs: two female Japanese writers; two German writers, both tackling the shadow of East Germany; and two Iraqi authors, Hassan Blasim and Sinan Antoon, offering very different pictures of post-Saddam Iraq. There’s also an Icelandic duo: Auður Ava Ólafsdóttir and Jón Kalman Stefánsson, an astonishing achievement for a nation of 320,000 people.

Four newcomers are translated into English for the first time: Andrej Longo whose short story collection Ten uncovers the darker side of southern Italy, and Man Asian prize shortlistee Hiromi Kawakami for her unconventional romance, Strange Weather in Tokyo. English-language readers can also discover Hubert Mingarelli for the first time (A Meal In Winter) and Birgit Vanderbeke, whose debut novel The Mussel Feast was first published in 1990 and is viewed a modern German classic.

Readers of Sayed Kashua, a Palestinian Israeli writing in Hebrew, whose title Exposure is on the longlist, might be intrigued to know that he is also the author of Israel’s best-known sitcom, Arab Labour.

The Independent Foreign Fiction Prize celebrates the work of authors and translators equally. Translator Anthea Bell, who won in 2002 for her translation of Austerlitz by W G Sebald, is longlisted for her translation of Julia Franck’s Back To Back. Franck herself made the shortlist in 2010. Margaret Jull Costa, Javier Marías’ translator, has also been shortlisted before. Sometimes, of course, authors translate their own work, and in 2008 Paul Verhaeghen won with his self-translated Omega Minor: this year, Sinan Antoon, who was shortlisted for the International Prize of Arabic Fiction 2013, (the “Arabic Booker”) has translated his own work into English. Ma Jian’s work is translated by his wife, Flora Drew, representing an unusually special bond between author and translator – this is the second time they appear on the shortlist.

This year’s books tackle some challenging themes including war, corruption and totalitarian regimes. Some of the writers have faced oppression in their own lives: Ma Jian’s work has been banned in his own country and he also cannot now return; Andreï Makine, a Siberian Afghan War veteran fled to France from Soviet Russia; while for years anyone who wished to read Hassan Blasim in Arabic could only do so online. Their lives and work are a stark reminder of the power of fiction, still seen by many of the world’s governments as dangerously subversive.

Penguin Random House is the publisher most represented on the list with seven books, with four from Harvill Secker, two from Chatto & Windus and one from Hamish Hamilton. Five independent publishers have made the list including Comma Press, MacLehose Press, Portobello Books, Pushkin Press and Peirene Press. The final publisher securing a place is Yale University Press.

British writer, broadcaster and former stand-up comedian Natalie Haynes, one of the judges, said: “This is a very strong list, reflecting both the enormous diversity of nationalities, themes and subjects which we received. It shows that there has never been more of an appetite for translated fiction in the UK, and from every corner of every populated continent. It ranges from the intellectual to the emotional via the political, and no-one could come away from reading these books without having a greater understanding of a complex world. In the face of so much bland globalisation, it’s both a relief and a delight to see world fiction remains as quirky and individual as ever.”

The £10,000 Independent Foreign Fiction Prize is awarded annually to the best work of contemporary fiction in translation. The 2014 Prize celebrates an exceptional work of fiction by a living author which has been translated into English from any other language and published in the United Kingdom in 2013. Uniquely, the Independent Foreign Fiction Prize acknowledges both the writer and the translator equally – each receives £5,000 – recognising the importance of the translator in their ability to bridge the gap between languages and cultures. The Prize is funded by Arts Council England, supported by The Independent and Champagne Taittinger, and managed by Booktrust.

Previous winners of the Prize include Milan Kundera in 1991 for Immortality translated by Peter Kussi; WG Sebald and translator, Anthea Bell, in 2002 for Austerlitz; and Per Petterson and translator, Anne Born, in 2006 for Out Stealing Horses. The 2013 winner was The Detour by Gerbrand Bakker translated from the Dutch by David Colmer (Harvill Secker).

The shortlist will be announced on April 8th and the winning author and translator will be announced and awarded their £10,000 prize at a ceremony in central London at the Royal Institute of British Architects on May 22nd.

iffp_2014_logoThe full longlist of 15 titles is:

A Man in Love by Karl Ove Knausgaard and translated from the Norwegian by Don Bartlett (Harvill Secker)

A Meal in Winter by Hubert Mingarelli and translated from the French by Sam Taylor (Portobello Books)

Back to Back by Julia Franck and translated from the German by Anthea Bell (Harvill Secker)

Brief Loves that Live Forever by Andreï Makine and translated from the French by Geoffrey Strachan (MacLehose Press)

Butterflies in November by Auður Ava Ólafsdóttir and translated from the Icelandic by Brian FitzGibbon (Pushkin Press)

The Corpse Washer by Sinan Antoon and translated from the Arabic by the author (Yale University Press)

The Dark Road by Ma Jian and translated from the Chinese by Flora Drew (Chatto & Windus)

Exposure by Sayed Kashua and translated from the Hebrew by Mitch Ginsberg (Chatto & Windus)

The Infatuations by Javier Marías and translated from the Spanish by Margaret Jull Costa (Hamish Hamilton)

The Iraqi Christ by Hassan Blasim and translated from the Arabic by Jonathan Wright (Comma Press)

The Mussel Feast by Birgit Vanderbeke and translated from the German by Jamie Bulloch (Peirene Press)

Revenge by Yoko Ogawa and translated from the Japanese by Stephen Snyder (Harvill Secker)

The Sorrow of Angels by Jón Kalman Stefánsson and translated from the Icelandic by Philip Roughton (MacLehose Press)

Strange Weather in Tokyo by Hiromi Kawakami and translated from the Japanese by Allison Markin Powell (Portobello Books)

Ten by Andrej Longo and translated from the Italian by Howard Curtis (Harvill Secker)

The Irish Times, March 7, 2014

The Inf Penguin Bolsillo

Judge Shaun Whiteside on The Infatuations:

‘A woman is enthralled by a couple she sees in the street every day, and invents a life for them. When the man is murdered, she is drawn into their world and forced to re-examine everything she thinks she knew. A richly allusive murder mystery about love, death and literature.’

Booktrust

Independent Foreign Fiction Prize 2014: Our long-list reveals a fictional eco-system of staggering diversity

In a week when the Norsemen stormed the British Museum, how fitting – if purely coincidental – that two books long-listed for this year’s Independent Foreign Fiction Prize should hail from the most authentically Viking land of all.

Between them, the novels by Icelanders Audur Ava Ólafsdóttir and Jón Kalman Stefánsson – one a quirkily comic road-movie of a tale, the other a snow-blasted highland odyssey – show that fine fiction can adopt a dizzying array of shapes even in a country of just 320,000 people.

This year, the judges for the £10,000 award – divided equally between author and translator, and supported once more by Arts Council England, Booktrust and Champagne Taittinger – had a higher-than-ever mountain to climb: 126 books, a record entry, translated from 30 different languages. Joining me on the ascent are author, broadcaster and Independent columnist Natalie Haynes, ‘Best of Young British’ novelist Nadifa Mohamed, award-winning translator Shaun Whiteside, and artist, writer and academic Alev Adil.

Our long-list of 15 reveals a fictional eco-system of staggering diversity. Three accomplished sets of linked short stories make the cut, by Hassan Blasim (Iraq), Andrej Longo (Italy) and Yoko Ogawa (Italy). Hunting for a thinking person’s murder mystery? Try Javier Marias (Spain). The latest instalment of a volcanic semi-autobiography? Go to Karl Ove Knausgaard (Norway).

A Dickensian blockbuster that follows one fugitive family? Ma Jian (China). A thriller about imposture and paranoia rooted in the unease of minority culture? Sayed Kashua (Israel). From Germany, Birgit Vanderbeke and Julia Franck explore the burden of history; from Japan, Hiromi Kawakami crafts an eerie inter-generational romance; from Iraq, Sinan Antoon looks into the abyss left by tyranny and invasion. French writers Hubert Mingarelli and Andrei Makine find new ways – oblique, lyrical, humane – to address the Nazi and Soviet past.

I warmly recommend each of our chosen books, both for their own singular virtues and the skill and flair of their translators. Odin knows how we will rise to the next peak: the shortlist of six, due to be announced at the London Book Fair on 8 April.

BOYD TONKIN

The Independent, March 7, 2014

SILLÓN DE OREJAS. Paralelos problemáticos

Javier Marias-rae_12Dejando a un lado lo realmente importante, es decir, los méritos literarios de cada uno, lo cierto es que en la involuntaria carrera por el Nobel español que algunos medios, las casas de apuestas y sus respectivos y no siempre compatibles fans se empeñan en obligar a correr a Javier Marías (Madrid, 1951) y Enrique Vila-Matas (Barcelona, 1948), el primero lleva cierta ventaja. Ambos ostentan no solo un lectorado fiel y en expansión, sino también un amplio reconocimiento internacional que valora con entusiasmo sendas obras diversificadas y prolijas; los dos están traducidos a las lenguas más influyentes (incluido el sueco, estratégico en lo que nos ocupa); uno y otro comparten algunos de los más prestigiosos premios literarios del mundo; ambos colaboran habitualmente en la prensa escrita (e, incluso en el mismo periódico, vaya por Dios); uno y otro han practicado la autoficción y las falsas novelas de raigambre posmoderna, y los dos, y sin ponerse de acuerdo (odian ser comparados), han ido abriendo su literatura a públicos cada vez más amplios, aunque manteniendo esa “pluralidad de niveles de lectura” que tanto alaban los críticos; ambos han formado parte (y allí obtuvieron el premio que les consagró) de la “escudería” Herralde (que uno y otro abandonaron con cajas más o menos destempladas); y entrambos se encuentran en edad de merecer (el premio, me refiero). Así que, ya ven: JM y EVM se hallan tan mediáticamente colocados en una hipotética (e, insisto, involuntaria) línea de salida de nobelizables que podrían formar pareja en unas “vidas (literarias) paralelas” de cualquier Plutarco de tres al cuarto. Salvo en un pequeño detalle (también estratégico): Vila-Matas no es (aún) miembro de la RAE, y el apoyo de las Academias (allí donde existen) constituye un peso que tienen en cuenta algunos de los (no siempre fríos) jueces de Estocolmo. Por lo demás, este año ambos publican nueva novela. De la de Marías no puedo decirles más que todavía la está acabando (y no suelta prenda). De la de Vila-Matas (Kassel no invita a la lógica,Seix Barral), que he leído calentita, lo primero que debo aclararles es que no estoy seguro de que lo sea (una novela). Como si eso importara: aquí está el mejor Vila-Matas (a la vez autor, narrador, personaje, juez y parte) sujetándome a mi sillón de orejas con su habitual torrente de imaginación paradójica y gusto (de raigambre surrealista) por los encuentros insólitos (ya saben: el paraguas y la máquina de coser sobre la mesa de disección), invitándome a mirar a través de las grietas de la realidad para constatar su carácter escasamente “realista”, y vislumbrar —a través de un humor a la vez socarrón y contenido— uno de sus rostros menos predecibles (en este caso, el del arte contemporáneo). Literatura en estado de gracia por alguien que controla perfectamente todos los resortes de un estilo fiel a sí mismo y que continúa indagando, libro a libro, acerca de la literatura y sus siempre franqueables fronteras. En cuanto a lo del Nobel, si yo tuviera que apostar en esa absurda lotería no las tendría todas conmigo: siempre puede surgir un “tapado” discreto (pero con premios, traducciones, Academia, etcétera) como tercero en discordia en plan “adivina quién viene esta noche”. De modo que continúa el suspense. Y todo por el increíble precio que aparece en pantalla.

MANUEL RODRÍGUEZ RIVERO

El País, Babelia, 1 de marzo de 2014

Entrevista americana

T I dobleNBCC Fiction Finalist Javier Marías in Conversation with MFA Student Gabriel Don

Thanks toThe School of Writing at The New School, as well as the tireless efforts of their students and faculty, we are able to provide interviews with each of the NBCC Awards Finalists for the publishing year 2013 in our 30 Books 2013 series.

Gabriel Don, on behalf of the School of Writing at The New School and the NBCC,  interviewed Javier Marías, via email, about his book The Infatuations, translated by Margaret Jull Costa (Knopf), which is among the final five selections, in the category of Fiction, for the 2013 NBCC awards.

GD: The first sentence of the novel The Infatuations raises so many questions and pulls the reader immediately into the story seeking answers. How does one decide where to begin when writing fiction?

JM: When I start writing a novel, I never know much about the plot, and certainly not the ending. I simply have an idea, or an image, or a sentence that has been lurking for a while. So I suppose my first sentences have to be interesting and appealing enough to lead me down the path they reveal. I very much decide things on the spot, I improvise a lot. But, once I make a decision, I almost never go back on it. I stick to what I said on page 10, even if on page 200 I discover that it would have been easier to say something different on page 10. I realize this is absurd—and perhaps suicidal—but I apply to my novels the same principle of knowledge that rules life: at 40 you may wish you had made a different decision when you were 20, but you can’t go back. Well, in my novels it is the same. The funny thing is that many critics have pointed out that, often, on my very first page, there is a sort of “summary” of the whole novel. But, as I have said many times before, I don’t have a map when I write, just a compass. So I know I am heading “north,” as it were, but not the way I will get there.

GD: I very much enjoyed the long sentences throughout. They seemed to meander like a river, frequently extended by commas, like Proust, often arriving at unexpected places which is rare in contemporary fiction—post Gordon Lish and Raymond Chandler—which I feel favours short sentences with most of the information contained in the top half. What authors—contemporary or historical—do you admire and have influenced the way you structure sentences?

JM: Though I am a great admirer of Dashiell Hammett, for instance, I think that the widespread tendency to use short sentences in fiction is rather impoverishing and boring. To convey a complex or nuanced idea it is often necessary to use long sentences. This means—to a certain extent—that complex and nuanced ideas have been almost banished from literary fiction. However, I try to make my sentences as clear and understandable as possible. Even with the meandering you mention, my prose runs swiftly, at least in my mind and my own reading. Whenever I have read from my books in front of audiences, the pace is fast. I look not only to Proust, but also to Henry James, Faulkner, Sir Thomas Browne, Sterne and Conrad (I have translated work by the latter four, only poetry by Faulkner, though) as models for how to deal with complex ideas and how to do so “musically.” The rhythm of the prose is very important to me, and one of the reasons to use commas, which sometimes allow you to skip “sinces,” “therefores” and “howevers” that may feel like hindrances. Faulkner was once asked why his sentences were so long, and he replied, more or less: “Because I never know if I shall be alive to write the next one.” Thank you so much for liking mine, that is very kind of you.

GD: I was asked to write a wedding poem for the ceremony in India I just attended and I quoted a romantic section of The Infatuations:

“The nicest thing about them was seeing how much they enjoyed each others’ company…for there are people who can make us laugh even when they don’t intend to, largely because their very presence please us, and so it’s easy enough to set us off, simply seeing them, and being in their company and hearing them is all it takes, even if they they are not saying anything extraordinary or even deliberately spouting nonsense which we nonetheless find funny.”

The intriguing thing to me was how by admiring the beauty of this couple, the audience is made an accomplice with Maria as she stalks and finds solace in their relationship. Do you think by placing the narrative in the first person, a reader has already to some degree taken sides?

JM: Well, I have been writing my novels in the first person since 1986, with The Man of Feeling, so I have grown perhaps too accustomed to it. It has both advantages and disadvantages. Among the former, in principle everything is more “believable,” as fragmentary as our own knowledge of reality and of other people’s lives; and yes, it somehow encourages the reader to “take sides,” even if a first-person narrator is not always reliable or trustworthy, just as we are not in real life. Among the latter, you are forced to justify all your knowledge of things; unfortunately, you can’t just enter Madame Bovary’s bedroom, or mind, and say what is going on there, something a narrator in the third person is allowed to do. Throughout my literary career I have strived to find ways of entering characters’ bedrooms or minds without actually doing so.

GD: In contrast to the long sentences, the chapters in The Infatuations are brief, averaging 3-5 pages. Is this for pacing purposes? As an aspiring novelist, who has only written short stories thus far, I find figuring out when to end a chapter very complicated, and committing to and continuing on with chapters to shape a novel as a whole a conundrum. What advice do you have?

JM: Yes, it is for pacing purposes. In other novels my chapters are longer, sometimes very long. On this occasion I realized conventional chapter breaks would serve a purpose. You can start a new chapter without starting a new scene or interrupting a conversation between two characters. I notice that readers are more urgently compelled to go on reading after a chapter break. And, as I said, that break may only be formal, a convention. It is not that you “delude” the reader, but rather invite him or her to pause, and he or she will usually accept the invitation. We authors must be very grateful to readers who comply with us.

GD: Do you feel that something is lost, or possibly gained, in translation? Are their some things (words, meaning, concepts) you think cannot be transferred from Spanish to English?

JM: When I used to teach Theory of Translation (in Madrid, also at Oxford University and at Wellesley College), the very first day I said two contradictory things: 1) Translation is impossible. 2) Everything can be translated. And gave examples that supported both assertions. I believe both are true. For instance, in Spanish we have so many different diminutives that it’s a challenge not only to “properly” translate them, but even just to explain them. In Spanish, a “tonto” (a fool, a silly person) is not quite the same thing as a “tontuelo,” “tontín,” “tontito,” “tontazo,” “tontorrón,” “tontaina,” or “tontaco.” Similarly, English has “to look,” “to watch,” “to glare,” “to gaze,” “to stare,” “to peer,” “to peep.” Spanish doesn’t, so we must usually add an adverb. But I do think there are always ways of “compensating,” as it were, for what you might miss in one line of the text, perhaps in the next line. Certainly, if a translator is poor, then a lot is lost. And if he or she is excellent, then something may be gained. And, of course, once you know a second or third language, then you miss, in your own, certain words or expressions that are available in other languages. For a writer it is a challenge, sometimes, to try to “incorporate” into your own language what it lacks.

GABRIEL DON

Critical Mass, February 21, 2014

Javier Marías candidato al Nobel

JM MeulenhoffLA PAPELERA

La Academia Sueca acaba de dar su número áureo, la cifra de candidatos al Nobel de Literatura de este año: 210. En 2013 fueron 195 los aspirantes y la ganadora, como saben bien, la canadiense Alice Munro. En la nómina de 2014 no fallan los habituales: Joyce Carol Oates (EE.UU), Peter Nadas (Hungría), Assia Djebar (Argelia), Thomas Pynchon (EE.UU), Adonis (Siria) y los españoles Vila-Matas y Javier Marías. Y Murakami, claro, el incansable favorito japonés cuya insistencia ya propició socarrones titulares al día siguiente del último fallo: “Otro año más que Murakami no gana el Nobel”. Otro año que Joyce Carol Oates, tampoco. ¿O sí? Demasiado pronto para esta quiniela.

JUAN PALOMO

El Cultural, 21 de febrero de 2014

Marías enamora a los Estados Unidos

LE USLos enamoramientos de Javier Marías finalista del National Book Critics Circle Awards

Los enamoramientos, de Javier Marías, ha sido seleccionada una de las cinco finalistas del National Book Critics Circle Awards como mejor novela publicada en Estados Unidos en 2013.

El National Book Critics Circle Awards, fundado en 1974 en el Hotel Algonquin, está considerado como uno de los premios más prestigiosos de las letras americanas, y es el único galardón otorgado por un jurado compuesto por más de 600 críticos y directores de suplementos y revistas literarias. El premio -que en anteriores ediciones han ganado autores como Ian McEwan, Alice Munro, Roberto Bolaño, Cormac McCarthy y John Cheever, entre otros- se fallará el próximo 13 de marzo.

Además, Los enamoramientos, de Javier Marías, fue seleccionada por el diario The New York Times entre las 100 mejores obras de ficción de 2013. La novela se publicó este verano en Estados Unidos y en las primeras semanas apareció en las principales listas de los libros más vendidos y fue, además, portada de The New York Times Book Review. La crítica ha acogido Los enamoramientos con gran entusiasmo:

«Sea lo que sea que creamos que vaya a suceder mientras leemos, estamos eligiendo pasar tiempo en compañía de un autor. En el caso de Javier Marías, se trata de una buena decisión; su mente es profunda, aguda, a veces chocante, a veces hilarante, y siempre inteligente […]. Macbeth nos recuerda que Shakespeare no trazaba distinciones fastidiosas entre misterios sobre asesinatos y alta literatura, y no hay razón para que Marías tampoco lo haga […]. Tiene una empatía penetrante… Para sus seguidores habituales, Los enamoramientos será otro feliz desembarco de Marías; para el nuevo lector es tan buen punto de partida como cualquier otro de sus libros.»

The New York Times Book Review

«Es fácil entender por qué el nombre de Javier Marías se menciona a menudo en las discusiones sobre los potenciales ganadores del Premio Nobel de Literatura ya que Los enamoramientos aborda temas que atacan al corazón mismo de la condición humana. Marías entrelaza argumentos filosóficos, literatura clásica y conversaciones tanto reales como imaginadas que dan forma a una caleidoscópica obra de arte. Un libro para ser saboreado, discutido y releído.»

The Gazette

Los enamoramientos fue elegida mejor libro del año por Babelia en 2011 y recibió el XIV Premio Qué Leer que otorgan los lectores de esta revista literaria. Los enamoramientos ya se ha traducido o está siendo traducida a un total de 29 lenguas.

Alfaguara

Enam

Los enamoramientos, de Javier Marías, finalista al premio de la crítica en EE UU

Los enamoramientos, la última novela de Javier Marías, sigue su éxito imparable de público y crítica: es una de las cinco finalistas al National Book Critics Circle Awards de Estados Unidos en el año 2013. Una selección hecha por 600 críticos y directores de suplementos y revistas literarias cuyo ganador se dará a conocer el 13 de marzo. “Ha sido una agradable sorpresa que no hubiera imaginado y que considero un honor”, cuenta el escritor madrileño.

En esta edición, Marías es el único hombre entre los finalistas y su obra la única traducida. Junto a él figuran las escritoras Chimamanda Ngozi Adichie, por Americanah (que en marzo publicará Random House); Alice McDermott, por Someone; Ruth Ozeki, por A Tale for the Time Being, y Donna Tartt por El jilguero (que en marzo publicará Lumen). Una situación, asegura Marías, que “no tiene mucho de particular porque las mujeres han adquirido mayor visibilidad y muchas con una gran calidad literaria, además de ser las que más leen en todas partes”.

La elección de Los enamoramientos como una de las cinco mejores novelas, por parte de los críticos, no deja de sorprender al escritor español, teniendo en cuenta que en Estados Unidos solo se traduce el 3% de su producción editorial. En su caso, 14 de sus libros como Tu rostro mañana, Corazón tan blanco y Todas las almas.

La historia de Los enamoramientos (traducida ya a 29 idiomas), narrada por María Dolz, cuenta los hechos trágicos y misteriosos de una muerte y los diferentes estados y estadios que se vive alrededor del enamoramiento, a la vez que aparecen temas como la impunidad, el azar, las relaciones, la mentira y, claro, el tiempo. La novela, publicada el verano pasado en Estados Unidos, recibió las mejores críticas de los medios como quedó patente en la portada de The New York Times Book Review.

Javier Marías, que está en la última fase de su nueva novela, dice que no le preocupa si gana o no porque el estar en esa selección, insiste, ya es un honor y cree que las posibilidades son pocas.

Los National Book Critics Circle, creados en 1974 reconocen las obras en las categorías de ficción, no ficción, biografía, autobiografía, poesía y crítica publicados en Estados Unidos. Solo una novela en español ha obtenido ese premio en sus 40 años: Roberto Bolaño por 2666. Entre los ganadores figuran escritores como Alice Munro, Philip Roth, Cormac McCarthy, Louise Erdrich, Ian McEwan y John Cheever.

WINSTON MANRIQUE SABOGAL

El País, 29 de enero de 2014

La Vanguardia

Abc

El Universal

Europa Press

Tele Cinco

Diario Vasco

Diario de León

El Diario

La Nueva España

Euronews

‘The Infatuations’ finalista de The National Book Critics Circle Awards

T I camisa
NATIONAL BOOK CRITICS CIRCLE ANNOUNCES ITS FINALISTS FOR PUBLISHING YEAR 2013
The National Book Critics Circle today announced its 30 finalists in six categories -autobiography, biography, criticism, fiction, nonfiction, and poetry- for the best books of 2013. The winners of an additional three prizes were announced as well. The National Book Critics Circle Awards, founded in 1974 at the Algonquin Hotel and considered among the most prestigious in American letters, are the sole prizes bestowed by a jury of working critics and book-review editors. The awards will be presented on March 13 at the New School, in a ceremony that is free and open to the public.

NATIONAL BOOK CRITICS CIRCLE FINALISTS, PUBLISHING YEAR 2013:

FICTION

Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah (Knopf)
Alice McDermott, Someone (Farrar, Straus & Giroux)
Javier MaríasThe Infatuations, translated by Margaret Jull Costa (Knopf)
Ruth Ozeki, A Tale for the Time Being (Viking)
Donna Tartt, The Goldfinch (Little, Brown)

Más información

ABOUT THE NATIONAL BOOK CRITICS CIRCLE

The National Book Critics Circle was founded in 1974 at New York’s legendary Algonquin Hotel by a group of the most influential critics of the day, and awarded its first set of honors the following year. Comprising nearly 600 working critics and book-review editors throughout the country, the NBCC annually bestows its awards in six categories, honoring the best books published in the past year in the United States. It is considered one of the most prestigious awards in the publishing industry. The finalists for the NBCC awards are nominated, evaluated, and selected by the 24-member board of directors, which consists of critics and editors from some of the country’s leading print and online publications, as well as critics whose works appear in these publications.

New York, January 13, 2014

The Washington Post
Los Angeles Times
The Boston Globe
Long Island Newsday,
Khaleej Times

Mañana se falla el Premio Nobel de Literatura

JM AlfagMunro, Murakami, Oates, Roth y Nooteboom suenan para el Nobel

Puede ser el año de Roth u Oates, EE UU no lo recibe hace 20 años. Más allá de las quinielas, otros nombres que son conocidos y de gran calidad son Nooteboom, Oz, Marías, Lobo Antunes y Adonis

De Japón, de Canadá, de Estados Unidos, de Holanda o incluso de Bielorrusia o de Corea del Sur podría ser este año el nuevo premio Nobel de Literatura que se anunciará mañana en Estocolmo. Claro, según las quinielas en las casas de apuestas y entre los especialistas, porque la Academia del Nobel nunca oficializa candidatos. Este años los escritores que más suenan son Haruki Murakami, Alice Munro, Margaret Atwood, Philip Roth, Joyce Carol Oates, Cees Nooteboom, Svetlana Aleksijevitj y Ko Un. ¿Estará entre ellos el nombre que siga en la lista al chino Mo Yan, elegido el año pasado?

La Academia insiste siempre en que solo premia a escritores y no a literaturas ni países; aunque, a veces, sus elecciones parecen tener más en cuenta cuestiones políticas o el criterio de rotación geográfica que la calidad literaria.

Según la casa de apuestas londinense Ladbrokes, los favoritos son Murakami (5-2, uno de los preferidos en las quinielas desde hace varios años), Munro (4-1) Aleksijevitj (6-1) y Oates (8-1). Este año ha desaparecido de los primeros lugares en las casas de apuestas Roth. Pero 2013 podría ser su año, no solo por su calidad literaria sino también porque sería un perfecto premiado de Estados Unidos teniendo en cuenta que ningún autor de allí lo recibe desde hace 20 años, cuando se lo concedieron a Toni Morrison, en 1993. En cambio suena con fuerza, en las apuestas, la gran y prolífica Joyce Carol Oates, sin que eso signifique que haya que olvidar a otros como Cormac McCarthy y Thomas Pynchon.

Canadá tamién suena, y por partida doble. Si la cuentista canadiense Alice Munro, es uno de los nombres fijos desde hace varios años, parte de la crítica también tiene como una posible merecedora del galardón a su compatriota Margaret Atwood.

Si bien es verdad que las casas de apuestas no han acertado mucho con el Nobel de Literatura, sí suelen aportar nombres no tan populares ni conocidos y hacer que editoriales y lectores se fijen en ellos. Este año han vuelto a salir los nombres de la narradora y ensayista bielorrusa Svetlana Aleksijevitj, el poeta coreano Ko Un, el ensayista húngaro Peter Nadas, el dramaturgo noruego Jon Fosse, la novelista argelina Assia Djebar (seudónimo de Fatema Zohra Imalaye) o el narrador y ensayista keniano Ngugiwa Thiong’o.

También están los que lo merecerían sin necesidad de estar entre los favoritos de las apuestas. Entre ellos, el holandés Cees Nooteboom, el israelí Amos Oz, la italiana Dacia Maraini, el poeta sirio Adonis, el polaco Adam Zagajewski, el austriaco Peter Handke, el checo Milan Kundera o el albanés Ismail Kadaré.

En lo que concierne a la lengua castellana —cuyo último ganador fue el peruano Mario Vargas Llosa en 2010— aparecen Javier Marías, Eduardo Mendoza y Enrique Vila-Matas. ¿Y en lengua portuguesa? Pues podrían ser António Lobo Antunes (Portugal) y Rubem Fonseca (Brasil), cuyo país es el invitado a la Feria del Libro de Fráncfort.

WINSTON MANRIQUE SABOGAL

El País, 9 de octubre de 2013

Abc

Segunda votación para el Premio Médicis

Foto. Juan M. Prats

Foto. Juan M. Prats

Jaume Cabré y Javier Marías, finalistas del premio Médicis

Jo confesso, de Jaume Cabré, y Los enamoramientos, de Javier Marías, están entre las ocho novelas finalistas del Premio Médicis, uno de los dos grandes galardones a las mejores novelas en lengua extranjera traducidas al francés. El galardón se concederá el próximo 12 de noviembre.

La novela del escritor catalán, traducida al francés como Confiteor (el título original que tenía en mente el autor para su publicación en catalán, pero que no convenció a la editorial Proa), ha recibido grandes críticas desde su publicación el pasado mes de febrero, en medios como Le Monde, Le Figaro, Libération, Télérama, Mediapart, al igual que Comme les amours, el título francés de la novela de Javier Marías.

Ambos compiten con En mer, del holandés Toine Heijmans, L’enfant de l’étranger, del británico Allan Hollingshurst, Esprit d’hiver, de la estadounidense Laura Kasischke, Compartiment nº 6, de la finlandesa Rosa Liksom,  Les derniers cent jours, del británico Patrick McGuinness, y Fille de la campagne, de la irlandesa Edna O’Brien.

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ERNEST ALÓS

El Periódico, 27 de septiembre de 2013

A13873

Le Nouvel Observateur

ActuaLitté

‘Los enamoramientos’ de Javier Marías candidata al Premio Médicis

A13873Los enamoramientos de Javier Marías y Mujer de barro de Joyce Carol Oates candidatas al Premio Médicis

Dos novelas publicadas en Alfaguara, Los enamoramientos de Javier Marías y Mujer de barro de Joyce Carol Oates, han sido incluidas en la primera selección de finalistas del Premio Médicis 2013 que se fallará en París el próximo 12 de noviembre.

La noticia se suma al éxito que Los enamoramientos de Javier Marías, está teniendo en Estados Unidos donde ha estado en las listas de los libros más vendidos. Además, este agosto fue portada de The New York Times Book Review y la crítica ha acogido la novela con gran entusiasmo:

«Sea lo que sea que creamos que vaya a suceder mientras leemos, estamos eligiendo pasar tiempo en compañía de un autor. En el caso de Javier Marías, se trata de una buena decisión; su mente es profunda, aguda, a veces chocante, a veces hilarante, y siempre inteligente […]. Tiene una empatía penetrante… Para sus seguidores habituales, Los enamoramientos será otro feliz desembarco de Marías; para el nuevo lector es tan buen punto de partida como cualquier otro de sus libros.»

The New York Times Book Review

«La primera parte de Los enamoramientos comprende la meditación sobre la muerte más madura de toda la obra de Marías. El autor encuentra la voz ideal —distanciada, inquisitiva y vigilante— para una de sus mejores novelas.»

L. A. Review of Books

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Alfaguara, 24 de septiembre de 2013

‘Comme les amours’, candidata al Premio Médicis

PRIX MÉDICIS 2013 : LA SÉLECTION

Cette année les jurés du prix Medicis ont sélectionné 12 romans français et 13 romans étrangers. 

Sélection du Prix Médicis :

Cloé Korman : « Les Saisons de Louveplaine » (Seuil)
Charif Majdalani : « Le Dernier Seigneur de Marsad » (Seuil)
Frédéric Verger : « Arden » (Gallimard)
Laura Alcoba : « Le Bleu des abeilles » (Gallimard)
Thomas Clerc : « Intérieur » (Gallimard)
Tristan Garcia : « Faber. Le destructeur » (Gallimard)
Metin Arditi : « La Confrérie des moines volants » (Grasset)
Delphine Coulin : « Voir du pays » (Grasset)
Yann Moix : « Naissance » (Grasset)
Roland Buti : « Le Milieu de l’horizon » (Zoé)
Marie Darrieussecq : « Il faut beaucoup aimer les hommes » (POL)
Céline Minard : « Faillir être flinguée » (Rivages)
Philippe Vasset : « La Conjuration » (Fayard)

A13873Sélection du Médicis étranger :

- Jaume Cabré : « Confiteor » (Actes Sud, trad. Edmond Raillard)
- Toine Heijmans : « En mer » (Christian Bourgois, trad. Danielle Losman)
- Laura Kasischke : « Esprit d’hiver » (Christian Bourgois, trad. Aurélie Tronchet)
- Allan Hollingshurst : « L’Enfant de l’étranger » (Albin Michel, trad. Bernard Turle)
- Marco Lodoli : « Les Promesses » (POL, trad. Louise Boudonnat)
- Rosa Liksom : « Compartiment nº 6 » (Gallimard, trad. Anne Colin du Terrail)
- Javier Marías : « Comme les amours » (Gallimard, trad. par Anne-Marie Geninet)
- Patrick McGuinness : « Les Derniers Cent Jours » (Grasset, trad. Karine Lalechère)
- Joan Didion : « Le Bleu de la nuit » (Grasset, trad. Pierre Demarty)
- Joyce Carol Oates : « Mudwoman » (Philippe Rey, trad. Claude Seban)
- Edna O’Brien : « Fille de la campagne » (Sabine Wespieser, trad. Pierre-Emmanuel Dauzat)
- Lance Weller : « Wilderness » (Gallmeister, trad. François Happe)

Más información sobre la entrega del Premio Formentor

Foto. Nuria Ricón

Foto. Nuria Rincón

“El poder español quiere gente lo más iletrada posible”
Por M. ELENA VALLÉS
Diario de Mallorca, 31 de agosto de 2013

Premio a un artesano de “épocas pretéritas”
Por M.ELENA VALLÉS
Diario de Mallorca, 1 de septiembre de 2013

“La indignació actual és només una reacció epidèrmica”
Por PERE ANTONI PONS
Ara, 1 de setembre de 2013

Record del Formentor d’un temps

Por PERE A. PONS
Ara Balears, 1 de setembre de 2013

Más sobre la entrega del Premio Formentor

C. Forteza‘Pertenezco a otro tiempo y a otra estirpe’

Pasa por momentos que Javier Marías (Madrid, 1951) habla como escribe. Si uno le escucha con atención, puede ver entre sus palabras los puntos y las comas, las reiteraciones, las eternas subordinadas por las que divaga su mente y que envuelven al lector-oyente. Un “escritor de otro tiempo”, como gusta descubrirse a sí mismo, que ayer recibió el Premio Formentor de las Letras 2013 y que a veces hasta bromea diciendo que al escribir se siente “peor persona”.

“Es muy difícil contar nunca nada, incluso cosas ciertas y accesibles”, sostiene Marías en voz alta y en sus palabras se oye el eco de las primeras líneas de Tu rostro mañana. “Leemos ficción porque tenemos una cierta necesidad de que algo alguna vez se pueda contar del todo; necesitamos que algo sea contado del todo de manera irreversible, cabalmente sin refutación…”. Lo ven. Lean una vez más esas palabras habladas de Marías y escúchenlas como si las hubiera escrito con su fiel Olympia Carrera Deluxe.

Este “ladrón de cuerpos” que es Javier Marías, como tituló él mismo el discurso que ofreció ayer tarde en el Hotel Barceló Formentor tras recibir el galardón, contempla estupefacto el mundo acelerado en el que vivimos y defiende la literatura como “tarea artesanal, casi de miniatura”, las narraciones comprendidas de manera “lenta, meditativa, paciente”.

“Escribo porque pienso más y mejor”, dice Marías para explicar el sentido de seguir escribiendo en estos días con los que tan poco o nada se identifica él, tan educado, pausado y cortés; un señor que no se descuelga del usted y cuyas buenas y elegantes maneras son hoy, en estos “tiempos ridículos”, como un ejército de perros verdes cruzando la Gran Vía.

“Cada vez hay menos interés en formar personas”, indica el autor de Corazón tan blanco mientras confiesa que no lee las novelas de moda, esas narraciones “industriales o fabricadas en serie”, porque hace tiempo que decidió no perder más el tiempo en ello cuando hay tantas otras que le gustaría leer.

Marías, que se define a sí mismo como un “artesano de épocas pretéritas”, ve la novela como el género en el que “todo cabe, donde el escritor es mucho más salvaje y más pesimista, donde uno a veces es más sincero, más verdadero”. Lo dice él, que siempre escribe las suyas en primera persona.

“No me leería a mí mismo”, asegura con guasa el autor de Cuando fui mortal en su primera visita a Mallorca. Han tenido que premiarle con el Formentor de las Letras para que el escritor madrileño recale en la isla, un premio, dice, “que tiene dos vidas” y del que ha destacado su “elemento heroico”, el hito de que el Formentor en su día luchara por defender su galardón y sus conversaciones literarias a pesar de la persecución de la dictadura franquista.

“En esencia seguimos trabajando como un escritor del siglo XVII. Tenemos ordenadores en vez de plumas de ave, cierto, pero ahí se acaban las diferencias, o casi”, dijo en su discurso Marías en una simplificación que se antojó evidente en alguien que consigue pasar por este mundo aún sin móvil ni mail ni ordenador. Es la reducción a lo sencillo, el apego a la paciencia y el equilibrio lo que hilvana toda la dialéctica de este escritor que se negó a aceptar el Premio Nacional en 2012. La coherencia.

También habló de la inconsciencia de la mayoría de los lectores de hoy que, incapaces de apreciar “la manera lenta, meditativa” en que son hechos los libros, los despojan de su condición primigenia, la de ser “obras artísticas artesanales” y los convierten en productos de consumo rápido. Una vez más este mundo acelerado que tanto sorprende a Marías.

“Lo único que uno sabe es que ha perdido media vida, o más de media, intentando emular, intentado copiar en su cuaderno como un colegial, a aquellos que lo precedieron hace cincuenta años de calendario pero en realidad hace dos siglos”, confesó Marías al recibir el mismo premio que en su día entregaran a Borges, Gadda, Gombrowicz y Beckett, de quienes se siente “separado por un abismo” que no le lleva a confusión alguna: “Pertenezco a otro tiempo y a otra estirpe, me limito a ser un ladrón de cuerpos en un mundo de humanos, o tal vez un humano en el mundo uniforme de ladrones de cuerpos; tanto da, da lo mismo».

Son las palabras habladas de Marías, que para decirlas no necesita esas máquinas de escribir que ya empiezan a agotarse irremediablemente en este mundo. Lo escribió él mismo tras acabar su último libro, Los enamoramientos, que se había quedado sin la suya y que sin ella no habría más novelas ni más nada en palabra escrita por él. Bastó con esa amenaza en forma de artículo para que saltara la alarma entre varios de sus lectores, que le enviaron sus añejas Olympias. Al menos una de ellas ha cumplido su misión, pues Marías ya prepara su siguiente novela. Lo cuenta María Lynch, la joven y cautivadora agente literaria de este escritor que contempla con “estupefacción y cansancio” este acelerado mundo mientras los demás nos perdemos en él sin pararnos a pensar en cómo serán nuestros rostros mañana.

LOLA SAMPEDRO

El Mundo, 1 de septiembre de 2013

1377980287_extras_portadilla_0De literatura, intimidad y brisa marina

Javier Marías no se toca el pelo. Ni aunque la brisa marina se lo alborote de una forma, esa forma, tan chocante en la cabeza de un escritor con la compostura y la flema del madrileño. El autor de Mañana en la batalla piensa en mí recibió ayer tarde el Premio Formentor de las Letras 2013 a escasos metros del Mediterráneo y su pelo se agitaba ingravitacional con el viento, de una forma estática y pasmosa. Pero él no se lo tocó ni por un instante, ni durante su discurso ni en la sesión fotográfica. Marías debe saber y sabe y que es de mala educación que un señor vaya por la vida atusándose el pelo como una quinceañera y aguantó con paciencia viril que la brisa protagonizara la anécdota.

Al acto de entrega del galardón que se celebró ayer tarde a las 19.30 horas en los jardines del Hotel Barceló Formentor, acudieron unos 200 invitados. El encargado de abrir la ceremonia fue el editor y presidente del jurado, Basilio Baltasar, que con su discurso se encargó de recordar a los presentes la importancia de la literatura de Marías, de cómo su obra “no ha perdido desde su primer libro el aliento”.

El escritor recibió el premio de manos de Marta Buadas y Simón Pedro Barceló, representantes de las familias que hacen posible este premio. Una emocionada Buadas abrazó a Marías con el calor de las lectoras entregadas, sabiendo que estaba premiando a uno de sus escritores favoritos y hacía de la entrega un acto cercano.

Entre el público estaba Silvia Lemus, viuda de Carlos Fuentes.Nekane Aranburu, directora de Es Baluard; el escritor Agustín Fernández Mayo; la artista Susy Gómez; el escritor Fernando Schwartz; y el galerista Joan Guaita, representando, entre otros, al mundo de la cultura. También asistieron a la entrega y al cóctel políticos como Bel Cerdà, directora general de FP; la exconsellera Bárbara Galmés; el exconseller Francesc Fiol; y el exalcalde Ramón Aguiló. Otros invitados fueron Margarita Pérez Villegas, directora de CaixaFórum; la diseñadora Rosa Esteve; Cristina Macaya; Fernando y Ramón Rotger, de la Clínica Rotger, Román Piña Homs, Gaspar Sabater; y el empresario Alfonso Cortina.

LOLA SAMPEDRO

El Mundo, 1 de septiembre de 2013

[Fotos. C. Forteza]

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‘Javier Marías en España’

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Si en los 70, los Novísimos supusieron un vuelco en la poesía española contemporánea, no podemos decir lo mismo respecto a la novela, por mucho que se empeñaran los editores de entonces. Los distintos intentos editoriales de crear algo parecido a lo que supuso la antología de Castellet, acababan siempre en nada. ´Nueva narrativa española´ fue un cuño habitual y socorrido que no pudo, ni supo sustituir, y menos aún renovar, la novela ya consolidada que había escrito o estaba escribiendo la generación anterior. Me refiero a autores tan distintos como Benet, García–Hortelano, Marsé o Juan Goytisolo, que supieron ser más renovadores que cualquier novísimo metido a novelista. Pensemos en Volverás a Región, en El gran momento de Mary Tribune, en Si te dicen que caí o en la trilogía que arranca con Señas de identidad.
En la mayoría de ellos –además de algunas influencias extranjeras contemporáneas– estaba la tradición y estaba también la voluntad de modernidad, inaugurada con Tiempo de silencio. Estaba Baroja y estaba Cervantes, quiero decir, pero también estaba la innovación narrativa: en esos años pudimos leer unas formas de contar que nunca se habían utilizado en nuestro país. Después de eso no hubo recambio generacional, más allá de algunos experimentos cuyo mero carácter experimental los empujaba peligrosamente hacia el autismo o el viraje brusco, como así fue. En esa época, Javier Marías era muy joven y escribía –si pueden llamarse así– parodias literarias, en el camino de hallar su propia voz. Su maestro más cercano en España, Juan Benet, había incorporado al castellano tres cosas importantes para la evolución de nuestra novela: cierto espíritu faulkneriano –que ya venía del Boom–, una respiración de estirpe proustiana y una capacidad meditativa de raíz más anglosajona que hispana (y por eso más necesaria).

Después de Benet, la novela española no podía ser la misma y Marías fue su Stanley y su Livingstone al mismo tiempo. Si a partir de El siglo y El hombre sentimental, ya se perfila y distingue la casa que Marías había empezado a construir, Todas las almas y Corazón tan blanco nos la muestran en todo su esplendor. En esos momentos –hablo sólo de novela– nada hay comparable a la narrativa de Marías en nuestro país y con él se incorpora una distinta apertura cervantina, vía Laurence Sterne, más la inquietante meticulosidad de Henry James. Los partidarios de la prosa sonajero –feliz ocurrencia de Marsé– y los fieles del realismo carpetovetónico –más aburridos que nadie– lo tildarán a él de angloaburrido y llegarán a decir que Marías escribe en inglés porque no sabe hacerlo en castellano. Aparte de la sandez: algo parecido ocurre con el último Cernuda y ahí están algunos de los mejores poemas del siglo XX español. Para otros, entre los que me cuento, a partir de la deriva de los años 80 –que Marías definió acertadamente como ´la edad del recreo´ y así nos ha ido después– uno de los motivos por los que vivir en España valía la pena –y entiéndase que ‘vivir’, aquí, no se refiere sólo a vivir– era la literatura de Javier Marías. Había otros, claro, y dicho así puede sonar grandilocuente o exagerado, pero no lo es y menos aún cuando los adeptos a esa literatura fueron creciendo con el convencimiento de hallarse frente a un territorio nuevo, de estilo espléndido y de voluntad clásica (algo también muy necesario). Comprenderán que cuando no se está acostumbrado a que el sentir general y el particular –es decir, el propio– coincidan, algo así no es exageración. En el magma inhabitable donde vivimos hoy, la literatura de Marías –y la presencia de Marías– siguen siendo uno de esos motivos generacionales que nos refuerzan y hacen creer que algunas cosas fueron buenas y valieron la pena.

Nunca he de olvidar el tiempo que habité en Todas las almas y después en ese otro tiempo inventado, prolongado, por los libros que amamos, que fue Negra espalda del tiempo. Tampoco los deslumbrantes comienzos de Corazón tan blanco y Mañana en la batalla piensa en mí, ni la compañía familiar de sus Vidas escritas, ni sus textos fantasmagóricos, ni tantas epifanías y malhumores dominicales, ni una de las grandes novelas europeas de lo que va de siglo –me refiero a la trilogía Tu rostro mañana–, con personajes que nos han de acompañar el resto de nuestras vidas y el grand style detrás de su estructura, lenguaje y relato. Es innegable que la novela en castellano ya no ha sido la misma a partir de Marías y aquel lugar donde no hubo Novísimos, ni renovación, es un lugar que él ha creado y sostiene para nuestra literatura con una potencia narrativa y una capacidad para la digresión y el matiz inacabable, precisa, culta e inteligente. Con la memoria como telar de fondo. Esto lo reconocemos aquí sus lectores –entre los que hay bastantes escritores– y lo reconocen también los lectores y escritores hispanoamericanos actuales –se me ocurren ahora dos de los que prefiero: Juan Gabriel Vásquez y Patricio Pron–, en un viaje de retorno desde el Atlántico, inexistente hasta la consolidación de Marías y su sentido de la ficción, ´imprescindible para la vida´.

Hablo, naturalmente, de lengua compartida, porque el listado de premios internacionales a su obra también es innumerable –del IMPAC al Fémina, del Nelly Sachs al Grinzane Cavour…–, tanto por extenso como porque no ha de acabar aquí. Ahora que se le añade el Formentor, surge la certeza de que si el año pasado, este premio –concedido a Juan Goytisolo– entroncó con su origen, en el caso de Javier Marías, el Premio Formentor 2013 entronca con su esencia. Doble enhorabuena.

JOSÉ CARLOS LLOP

Diario de Mallorca, 1 de septiembre de 2013

Javier Marías recibe el Premio Formentor de las Letras 2013

EFE

EFE

Entregan el Premio Formentor de las Letras 2013 a Javier Marías

Al recibir hoy el Premio Formentor de las Letras 2013, Javier Marías (1951) manifestó que su nombre no queda grabado al lado de otros que recibieron este galardón, como Samuel Beckett, Jorge Luis Borges, Carlos Emilio Gadda o Witold Gombrowicz, sino “separado de un abismo de calidad y logros”.

El autor, quien se definió como un “artesano de épocas pretéritas” de la literatura -en la que generaciones actuales emulan a quienes les precedieron y consiguieron efectos deseados entre sus públicos-, recibió el galardón de manos de Marta Buadas y Simón Pedro Barceló, en una ceremonia en el Hotel Formentor Barceló, en Mallorca.

En su mensaje de agradecimiento, titulado “El ladrón de cuerpos”, expuso que desde que inició su carrera, hace 42 años, el mundo literario ha cambiado mucho y hasta se puede decir que “ha sido borrado de la faz de la tierra”, aunque no todos los escritores han sido expulsados de él.

Subrayó que a diferencia de generaciones pasadas, ahora muchos escritores ya no hablan de la aspiración de perdurabilidad de una obra, y hasta evitan parecer “nostálgicos de un tiempo desaparecido”, como si fueran “clandestinos o farsantes” de una raza con la que no tienen que ver.

“Así, jugamos a no ser artísticos, a carecer de ansia alguna de durabilidad para nuestras obras, a pasar inadvertidos dentro de lo que cabe y a confundirnos con una riada de profesionales que escriben un libro tras otro intentando asemejarse a una máquina productiva”, expresó.

Cuestionó, además, que ahora ya no se trabaja como lo hizo la generación de hace 50 años, aún cuando se pula cada una de las páginas y se busque la mejor palabra o adjetivo.

“Siempre, absolutamente siempre, me siento como un artesano de épocas pretéritas, por no ser presuntuoso”, manifestó.

Sostuvo que todo eso se presenta en un momento en que la mayoría de los lectores no percibe el trabajo detrás de una obra, y demanda más obras como la ya leída.

“Mis novelas se han espaciado entre sí, una media de tres años, algo totalmente inaceptable para los actuales y atropellados tiempos”, apuntó.

Lo anterior, dijo, contrasta con un público que percibía las obras de Beckett, Borges, Faulkner, Camus y Nabokov como resultado del talento, la tarea artesanal del escritor, aunque ciertamente el público de hoy no es inmune al encantamiento de la literatura.

Comentó que aún hay lectores que en medio de una novela se detienen y cuestionan lo que les narra el autor o se quedan con una frase, y como en tiempos pasados se copian y se vuelven a escribir “para hacerlo suyo con la mera lectura”.

“Si uno repite esos movimientos, si uno reescribe con su propia letra, está ocupando momentáneamente el lugar del poeta, está convirtiéndose en él, está calcando su experiencia, aunque obviamente no sea la misma ni pueda serlo”, aseveró.

“Esas reacciones sólo se producen, o eso creo, ante las obras que aún son artísticas. Y lo curioso del caso es que una gran mayoría, independientemente de su saber o cultura, las distingue o las reconoce como sucedía antiguamente”, anotó.

Precisó que en muchos casos se ha imitado a otras generaciones de escritores pero sin conseguir el encantamiento, debido a fallas en aspectos diversos como “la cadencia, el ritmo, el cálculo, la profundidad, lo inquietante, la lentitud en el componer, la meditación y la paciencia”.

“Sería pretencioso hacerse la ilusión, imaginar siquiera que, en lo suyo, uno ha logrado jamás nada de esto. Lo único que uno sabe es que ha perdido media vida, o más de media, intentando emular y copiar a aquellos que lo precedieron hace 50 años de calendario, aunque en realidad sean se hace dos siglos”, mencionó.

Puntualizó que estar en la lista de premiados del Formentor, no lo hace confundirse en que tiene el nivel Beckett o Borges, y ni siquiera en esta ceremonia llamarse al engaño.

“Pertenezco a otro tiempo y a otra estirpe, me limito a ser un ladrón de cuerpos en un mundo de humanos, o tal vez un humano en el mundo de ladrones de cuerpos”, manifestó.

El autor de obras como “Los dominios del lobo” (1971) y “Todas las almas” (1989) recibió el Premio Formentor de las Letras 2013, en reconocimiento a su carrera y obra, al considerarse uno de los literatos españoles más apreciados dentro y fuera de España.

Al leer el acta del jurado, Basilio Baltasar, quien presidió al jurado, explicó que Marías tiene una obra “que desde su primera publicación no ha perdido aliento, y que su creatividad lo ha convertido en uno de los escritores más interesantes de la literatura en español”.

El Premio Formentor de las Letras reconoce el conjunto de la obra narrativa de aquellos escritores cuya trayectoria prolonga la tradición literaria europea.

En su primera etapa, de 1961 a 1967, fue impulsado por Carlos Barral y otros editores, y en 2011, al cumplirse 50 años de su creación, se retomó para iniciar una nueva fase.

El premio, dotado de 50 mil euros (unos 65 mil dólares), cuenta con el patrocinio de las familias Barceló y Baudas, propietarios del Hotel Formentor, donde desde los años 60 se entrega.

Unomásuno (México), 31 de agosto de 2013

2013_8_31_itC9SRfPeOXovQRaDu3XF4 (1)Nostalgia literaria. Marías evoca la lectura lenta y meditativa al recoger el Premio Formentor

Como un artesano, un escritor del siglo XVII o, sino, como un artista de épocas pretéritas que reescribe y pule sus textos. Así se siente Javier Marías y así lo ha reconocido al agradecer el Premio Formentor 2013, en cuyo acto de entrega ha mostrado su nostalgia por un mundo literario perdido hoy.

Un mundo de hace más de cincuenta años y al que pertenecieron algunos de los escritores que fueron galardonados con el Premio Formentor en los años 60, como Borges, Beckett, Gadda y Gombrowicz, pero también un mundo de hace mucho más tiempo, como ha recordado Marías, y en donde estarían Goethe, Byron y Holderlin.

Una manera de estar, de crear, diferente “a la riada de ‘profesionales’ que escriben un libro tras otro intentado asemejarse lo más posible a una máquina productiva y jamás dubitativa. Una ambición artística y un anticuado, anacrónico deseo de perduración”, ha señalado el autor.

Pero “entiéndaseme -ha precisado- de perduración más allá de los preceptivos tres o seis meses- lo sumo de lo que se llamaba antaño ‘la temporada’ que se le conceden a cualquier producto o mercancía desde hace ya un par de décadas por los menos”, ha dicho el escritor, que ha hecho un elogio de los autores que escribían para un público “que comprendía la manera lenta, meditativa, paciente”.

Notas a pie de página

“Intentar que alguien se yerga como un animal sobresaltado, a que preste una atención no rutinaria, a que se detenga y se diga: ‘Este hombre, ¿qué está diciendo? Voy a anotarlo’. Es a esta tarea a la que a Javier Marías le da la sensación de que vale la pena dedicarle el tiempo que le ha concedido. Así lo ha explicado el autor de Tu rostro mañana, durante la entrega del Premio Formentor de las Letras 2013, en el cabo mallorquín de Formentor, en reconocimiento al conjunto literario de su obra.

“Pertenezco a otro tiempo y a otra estirpe, me limito a ser un ladrón de cuerpos en un mundo de humanos, o tal vez un humano en el mundo uniforme de ladrones de cuerpos; tanto da, da lo mismo”, ha concluido el escritor y académico.

El premio, dotado con 50.000 euros, está organizado e impulsado por los propietarios el hotel Formentor y las familias Barceló y Buadas, que volvieron a resucitar el galardón hace tres años, ya que se creó en 1963 pero se suspendió en 1968.

El primer galardonado de la nueva etapa del premio fue Carlos Fuentes, en 2011, y Juan Goytisolo, en la pasada edición. El acto de entrega de este prestigioso premio se ha convertido en una cita anual veraniega a la que acuden escritores y creadores de la isla, además de representantes de diferentes ámbitos.

Y así, además de todos los miembros del jurado, presidido por Basilio Baltasar y formado por Félix de Azúa, Juan Antonio Masoliver Ródenas, Manuel Rodríguez Rivero y Berta Vías Mahou, han asistido también la viuda del escritor Carlos Fuentes, Silvia Lemos, y escritores como Fernando Schwartz, Agustín Fernández Mallo o Juan Carlos Llop, entre otros.

El Mundo/Efe, 31 de agosto de 2014

Foto. Tolo Ramón

Foto. Tolo Ramón

Luz sobre el Marías desconocido

El escritor recibe el Premio Formentor por su trayectoria y por contribuir a definir la gran literatura europea

“No he querido saber, pero he sabido que…”, no es solo el comienzo de Corazón tan blanco, de Javier Marías, una de las mejores novelas en español de las últimas décadas, sino una frase que sirve al escritor y académico para contar a sus lectores varias noticias suyas. Lo hizo ayer en Formentor (Mallorca) bajo la sombra de una enredadera, muy cerca del Mediterráneo espolvoreado del brillante sol de la tarde:

—Recibió anoche el Premio Formentor de las Letras 2013 por contribuir a definir la gran literatura europea, con un discurso en el que expresó su asombro porque la gente siga interesada en la buena literatura y en su interés por seguir escribiendo, “con una modesta ambición artística y un anticuado, anacrónico, deseo de perduración”.

—Dio nuevas claves de por qué los lectores se sienten atraídos por la ficción: “La necesidad de escuchar algo que no admite desmentidos. Quizá colman la necesidad de que alguien cuente algo hasta el final de manera completa, irreversible. Mientras que los hechos reales siempre son incompletos y alguien los puede desmentir o corregir”.

—La nueva novela, la número 12, tendrá de nuevo a un hombre como narrador y su escenario son los años ochenta, pero evocados desde el presente.

—Dos obras suyas serán llevadas al cine: el cuento Mientras ellas duermen, del que ya está hecho el guion y que dirigirá Wayne Wang (Smoke, Mil años de oración); y Tu rostro mañana, proyecto del que no puede decir mucho, salvo que es una gente muy conocida de la industria estadounidense.

Por un lado y por otro no cesan de escucharse elogios sobre las novelas Todas las almas, Corazón tan blanco, Mañana en la batalla piensa en mí, Negra espalda del tiempo, Tu rostro mañana, incluso de la primera, Los dominios del lobo, y últimamente Los enamoramientos, que este verano ha tenido elogiosas críticas en Estados Unidos (donde entró también en la lista de los más vendidos) y en Francia. Son las novelas que acompañan a Javier Marías como en un corro.

Pero ¿qué pasa con aquellas novelas suyas que no gozan de ese gran reconocimiento y popularidad? Sentado a la sombra y rodeado de todos los verdes del jardín del hotel, Javier Marías (Madrid, 1951) habla de ellas como para que sus lectores digan: “No he querido saber, pero he sabido…”.

Travesía del horizonte (1972). “Es el libro donde empecé a labrar el estilo literario, porque Los dominios del lobo, mi primer libro con 19 años, es una novela espontánea, loca. En cambio en Travesía del horizonte empecé con el influjo fuerte de autores como Conrad o James, y anuncia un poquito el escritor que seré”.

El monarca del tiempo (1978). “No sé si es una novela. Es un libro experimental, una miscelánea. Es del que menos contento estoy, tanto que durante mucho tiempo no permití su reedición hasta que hace unos años lo hice en la editorial Reino de Redonda”.

El siglo (1983). “Le puse mucho empeño. Estaba convencido de que era el más ambicioso de mis libros hasta entonces, pero no tuvo mucha acogida y pasó inadvertido. Ha quedado un poco en la sombra”.

El hombre sentimental (1986). “Es una especie de transición y anuncia una nueva etapa. Me hace pensar que probablemente hay una generación de escritores que si hubiéramos empezado a escribir más tardíamente, en los ochenta o noventa, no hubiéramos publicado mucho porque no nos tendrían paciencia. A nosotros nos permitieron evolucionar. Y es en esta novela, El hombre sentimental, la quinta, donde senté las bases de mis libros posteriores”.

¿Formará parte de ese círculo privilegiado la novela que está escribiendo? Nadie lo sabe. Él menos aún porque, asegura, nunca ve nada claro. Se pasa la vida tanteando sin descuidar los elementos intuitivos que “nunca se deben abandonar”.

Esa es la ruta creativa de Javier Marías, el tercer galardonado en la segunda etapa del Premio Formentor de las Letras. Marías se une a Carlos Fuentes, Juan Goytisolo y otros como Beckett, Borges o Gombrowicz, que lo recibieron en los sesenta.

WINSTON MANRIQUE SABOGAL

El País, 31 de agosto de 2013

formentor2Javier Marías recibe hoy el Premio Formentor de la Letras

El escritor español Javier Marías afirmó hoy aquí que pese a los cambios constantes en el mundo actual, tiene sentido seguir escribiendo, y que es la ficción la que permite contar de forma completa las historias.

En rueda de prensa, antes de recibir en esta isla del Mediterráneo español el Premio Formentor de las Letras 2013, expuso que no renuncia a vivir esos cambios y que es mediante la literatura como lo quiere hacer, porque es un ejercicio que le permite reflexionar mejor.

“Una de las razones por las que escribo, es porque pienso mejor escribiendo que de ninguna otra manera. Me temo que pensaría peor haciendo otras cosas”, manifestó el autor de Los enamoramientos (2011).

En mi caso, agregó, ha sido un privilegiado, porque he logrado reconocimiento, lo que me permite seguir escribiendo, que es lo que mejor sé hacer.

“Escribo sobre los asuntos que me dan qué pensar en la vida real, en mi vida, cuestiones sobre las que me paro a pensar o en mi relación con los demás, como el engaño, la confianza, la traición, los muertos y la relación con ellos, también de la índole política, a veces pienso mejor, sobre todo eso, escribiendo una ficción”, comentó.

Aseguró que a diferencia de los hechos reales, que están sujetos a nuevos descubrimientos e interpretaciones, la ficción es la que permite “tener la sensación de que se puede contar todo, y la literatura tiene esa posibilidad de captarlo”.

“El hecho de que algo sea contado todo y sin refutación, es también lo que nos da la sensación de orden y consuelo”, aseveró.

Sobre cómo vive su proceso creativo, Marías comentó que no se siente ni peor ni mejor persona, pero sí es cierto que al cavar todo tipo de historias y personajes en una novela, el autor se pone en la piel de lo que sucede.

“Uno no habla de uno mismo, aunque sea como narrador de novelas en primera persona, es siempre una voz de ficción. Uno allí puede decir las cosas más abominables y salvajes, más que cuando se escribe para la prensa”, señaló.

“Uno va con una o más máscaras al escribir novelas, porque cada personaje pasa por el autor, quien se pone en el lugar de cada uno de los personajes” , expresó.

Respecto al Premio Formentor, destacó su importancia por tratarse de un galardón que “tiene dos vidas: unos premios empiezan y terminan, y unos duran y duran, y este ya dos vidas, una primera noble, breve y antigua, y una segunda que apenas inicia, que empieza ahora”.

Marías se refirió así a la historia de este premio que comenzó en 1961, cuando se premió al escritor Juan García Hortelano (1928-1992) y como editores a Samuel Beckett (1906-1989) y Jorge Luis Borges (1899-1986); se interrumpió en 1967.

“Aquella primera vida fue heroica, porque fue durante la dictadura franquista, y tiene ese elemento mítico, la generación anterior a la mía hablaba de pasión y añoranza del premio Formentor”, subrayó.

Refirió que la nueva etapa al retomarse en 2011 con el premio al mexicano Carlos Fuentes (1928-2012) , en 2012 al español Juan Goytisolo (1931), y ahora a él, es una segunda de vida que se vincula.

“No he tomado el testigo de ellos, han pasado 50 años. Pensar que tomar el testigo de ellos (Borges o Beckett) sería pretencioso y ridículo decir algo semejante; sólo hay vínculo nominal y geográfico”, aclaró.

El autor de Los dominios del lobo (1971) recibirá el Premio Formentor de las Letras 2013, en reconocimiento a su carrera y obra, al considerarse uno de los literatos españoles más apreciados dentro y fuera de España.

El pasado 22 de abril, el jurado -presidido por Basilio Baltasar e integrado por Félix de Azúa, Manuel Rodríguez Rivero, Juan Antonio Masoliver Ródenas y Berta Vías Mahou- anunció a Marías como ganador del premio.

El jurado explicó que Marías tiene una obra “que desde su primera publicación no ha perdido aliento, y que su creatividad lo ha convertido en uno de los escritores más interesantes de la literatura en español”.

El Premio Formentor de las Letras, dotado de 50 mil euros (unos 65 mil dólares), reconocer el conjunto de la obra narrativa de aquellos escritores cuya trayectoria prolonga la tradición literaria europea.

En su primera etapa, de 1961 a 1967, fue impulsado por Carlos Barral y otros editores. En 2011, al cumplirse 50 años de su creación, se retomó para iniciar una nueva fase.

El premio cuenta con el patrocinio de las familias Barceló y Baudas, propietarios del Hotel Formentor, donde desde los años 60 se entrega, en el norte de Mallorca.

El Universal (México),  31 de agosto de 2013

Javier Marías: “Este Gobierno actúa de una manera muy poco democrática”

747e264059f03d59c810efcf09348c66_MEl escritor y académico Javier Marías, que recoge esta noche el Premio Formentor de las Letras 2013, es una de las voces más críticas y comprometidas de la literatura, y asegura que, después de esa especie de burbuja vacacional de agosto, la vuelta está llena de “desánimo”.

“Me temo -explica el autor a Efe- que, por mucho que diga el Gobierno que lo peor ha pasado, la situación es muy mala: sigue habiendo seis millones de parados y contratos más que precarios, del Medievo. Este Gobierno actúa de manera muy poco democrática en general, no sólo en los recortes económicos sino en recortes de derechos y libertades”.

“Hay un montón de cosas que están haciendo que pasan más inadvertidas -argumenta el autor- porque parecen noticias menores, pero son graves; porque resulta, por ejemplo, que ahora se va a poder juzgar determinados casos por el código militar, o que los detectives van a tener que hacer un informe de su trabajo para entregarlo a la policía. Con ello se acaba la privacidad. Son ejemplos, indicios de algo grave. Se cambian las leyes y todo eso es escasamente democrático”, sostiene el escritor, horas antes de recibir el Premio Formentor.

Para el autor de Tu rostro mañana o Los enamoramientos, que se encuentra inmerso de pleno en la escritura de su decimocuarta novela, la democracia no consiste simplemente en ganar unas elecciones, sino en gobernar democráticamente cada día. “Y eso es una cosa de la que este Gobierno no tiene ni idea”, precisa.

Pero para Javier Marías, que ha recibido el Premio Formentor, entre otras cosas, por ser uno de los escritores más admirados en Europa, “en España y en el resto de Europa, los políticos están impermeabilizados. No escuchan y les da igual lo que les diga la calle, la sociedad o un grupo de intelectuales que firmen un manifiesto”.

“Es difícil que un intelectual pueda hacer cambiar de opinión, a algún lector individual sí, pero a un político, no. Los políticos han desactivado el Parlamento, la justicia y la sociedad. Si les da igual lo que digan los ciudadanos que salen para pedir que no recorten en educación o sanidad, cómo van a hacer caso a un escritor, a lo mejor a un (Mario) Vargas Llosa, pero ni eso”, sostiene el académico.

En cuanto a un posible ataque a Siria por las matanzas de Damasco y el uso de armas químicas contra su población civil, Marías asegura que no tiene una posición clara y que no se “avergüenza” por ello. “Me irritan los tertulianos que chillan y parece que saben de todo, sin saber”.

“Hace diez años, en Irak, no había necesidad de ninguna intervención, pero en este caso, no lo sé muy bien, es muy difícil tener una opinión clara. Entiendo que lo que está haciendo (el presidente de Siria, Bachar) Al Asad es horrible pero entiendo también las dificultades de meterse en un asunto de este tipo, cuando están Rusia y China por medio son muy grandes”.

Marías desvela que tiene en proyecto entre manos con Hollywood para que su novela Tu rostro mañana sea llevada al cine muy pronto, pero no quiere decir más sobre quién la rodará.

Sin embargo, confirma que uno de sus cuentos, Mientras ellas duermen, va a ser dirigido por el cineasta chino Wayne Wang, el autor, entre otras, de películas como La caja china o Smoke.

El Premio Formentor, que se creó en 1961 por Seix Barral y las editoriales más importantes de Europa, se entrega en el hotel que lleva el mismo nombre, en medio de un paraje natural, con el silencio y el aroma de los pinos como únicos testigos, y dejó de entregarse en 1967 por la desconfianza del régimen de Franco, como también recuerda a Efe Marías.

Hoy, restaurado, dotado con 50.000 euros e impulsado desde hace tres años por el hotel Formentor y las familias Barceló y Buadas, recupera ese aroma “mítico y heroico” que tenía el premio y que en su primera etapa lo obtuvieron autores como Jorge Luis Borges, Samuel Beckett, Carlos Semprún o Witold Gomobrovicz.

Y en su segunda etapa, Carlos Fuentes, Joan Goytisolo y ahora Javier Marías.

CARMEN SIGÜENZA

EFE, 31 de agosto de 2013

Javier Marías recibirá el Premio Formentor de las Letras 2013 este sábado

JM con MV

El escritor Javier Marías recibirá el próximo sábado el Premio Formentor de las Letras 2013 en reconocimiento al conjunto de su obra literaria.

Según un comunicado, el acto de entrega tendrá lugar a las 19.30 horas en el Hotel Barceló Formentor, situado en la Playa de Formentor, al que seguirá un cóctel, aunque el encuentro del escritor con la prensa se producirá antes del evento, a las 17.00 horas.

El jurado de este año, presidido por Basilio Baltasar, está formado por Félix de Azúa, Manuel Rodríguez Rivero, Juan Antonio Masoliver Ródenas y Berta Vías Mahou, quienes también estarán presentes en la entrega del premio.

Cabe recordar que el Premio Formentor, que se recuperó en 2011 con motivo de su 50 aniversario, ha premiado en estas dos recientes ediciones a los escritores Carlos Fuentes (2011) y Juan Goytisolo (2012) y está dotado con 50.000 euros gracias al patrocinio de los propietarios del Hotel Barceló Formentor, la familia Barceló, y la familia Buadas.

El premio se convoca para reconocer el conjunto de la obra narrativa de aquellos escritores cuya trayectoria prolonga la tradición literaria europea, siendo su principal objetivo contribuir a consolidar la posición de los autores que han sabido mantener su esencia literaria.

El Día/Europa Press, 27 de agosto de 2013

 

‘De verliefden’ candidata al Premio de Literatura Europea

De verliefden HolandaDe verliefden van Javier Marías staat op de shortlist voor de Europese Literatuurprijs.

De shortlist voor de Europese Literatuurprijs 2013 is in Amsterdam bekendgemaakt. De jury selecteerde, uit de longlist van 21 vertalingen, vijf titels die in aanmerking komen voor de prijs. De prijsuitreiking zal op 31 augustus plaatsvinden, tijdens de Uitmarkt in Amsterdam.

De volgende vijf titels zijn genomineerd (in alfabetische volgorde op naam van de auteur):

Mr Gwyn van Alessandro Baricco, vertaald uit het Italiaans door Manon Smits (De Bezige Bij)

Limonov van Emmanuel Carrère, vertaald uit het Frans door Katelijne De Vuyst en Katrien Vandenberghe (De Bezige Bij Antwerpen)

Liefde van Karl Ove Knausgård, vertaald uit het Noors door Marianne Molenaar (De Geus)

Coupé No6 van Rosa Liksom, vertaald uit het Fins door Annemarie Raas (Podium)

De verliefden van Javier Marías vertaald uit het Spaans door Aline Glastra van Loon (J.M. Meulenhoff)

www.meulenhoff.nl, 14 juni 2013

Javier Marías, Premio Formentor de las Letras 2013

Foto. Santi Burgos

Foto. Santi Burgos

ACTA DEL JURADO

Reunidos los miembros del jurado del Premio Formentor de las Letras 2013, Félix de Azúa, Basilio Baltasar, Juan Antonio Masoliver Ródenas, Manuel Rodríguez Rivero y Berta Vías Mahou, y tras considerar la obra de los diversos escritores presentados por el jurado, han decidido reconocer y premiar los méritos de la obra literaria de Javier Marías.

Javier Marías es hoy uno de los escritores más apreciados en los países europeos y cabe subrayar que, a pesar de haber comenzado a publicar a muy temprana edad su obra, no ha perdido desde su primer libro el aliento y la creatividad que lo ha convertido en uno de los escritores más interesantes de la literatura en español.

Javier Marías ha sido reconocido por un público dispuesto a compartir una narrativa nada complaciente, pero sumamente grata entre quienes mantienen el aprecio por la gran literatura. La obra de Javier Marías representa un triunfo de la inventiva gracias a la habilidad con que ha sabido contar, describir y pensar, sin que se resienta el flujo narrativo.

El jurado aprecia especialmente esa integración de acción descriptiva, introspección y digresión en perfecto equilibrio para la dinámica del relato. Marías ha sabido combinar fórmulas novelísticas tanto experimentales como convencionales, siendo cada nueva novela el resultado de una lucha con las inercias del oficio.

Javier Marías cultiva el placer de la escritura y transmite al lector un gozo que constituye una de las claves de la buena literatura. El humor está presente con elegancia y sus narradores, a menudo desconcertados, reflejan a su modo la fragmentación y la complejidad de la realidad, el recuerdo y la verdad.

El jurado reconoce en Javier Marías a un importante renovador de la narrativa en español que ha encontrado en Europa voces y modos que hasta ahora eran infrecuentes en la tradición española.

Por todo ello, el jurado del Premio Formentor de las Letras 2013, que ha decidido concederle este reconocimiento, felicita al autor y se muestra atento y expectante ante las obras que todavía no ha escrito.

En Formentor, 21 de abril de 2013

1366557094_359820_1366561512_miniatura_normalJavier Marías obtiene el premio Formentor de las Letras

El creador de obras como Tu rostro mañana, Todas las almas, Mañana en la batalla piensa en mí, Corazón tan blanco y Los enamoramientos ha sido distinguido con el Premio Formentor de las Letras. Es Javier Marías, escritor, académico y columnista, quien recibe este galardón por toda su trayectoria que, según el jurado, ha contribuido a definir la gran literatura europea contemporánea y ser uno de los escritores más apreciados en el continente.

Marías (Madrid, 1951) recibe este galardón tras un año marcado por el éxito internacional (ingresó en el selecto club de autores publicados en la serie Modern Classics de la editorial británica Penguin, sumado a las críticas elogiosas de su última novela, Los enamoramientos) y la polémica en España al haber rechazado en octubre el Premio Nacional de Narrativa por Los enamoramientos.

El jurado de los Premios Formentor, presidido por Basilio Baltasar y formado por Félix de Azúa, Manuel Rodríguez Rivero, Juan Antonio Masoliver Ródenas y Berta Vías Mahou considera que Javier Marías es hoy “uno de los escritores más apreciados en los países europeos y, a pesar de haber comenzado a publicar a muy temprana edad, su obra no ha perdido desde su primer libro el aliento y la creatividad que lo ha convertido en unos de los escritores más interesantes de la literatura en español”. El jurado reconoce a “un importante renovador de la narrativa en español que ha encontrado en Europa voces y modos que hasta ahora eran infrecuentes en la tradición española”. Además, valora especialmente la integración de acción descriptiva, introspección y digresión en perfecto equilibrio para la dinámica del relato.

El jurado recuerda, además, que el escritor madrileño ha sido reconocido por un público “dispuesto a compartir una narrativa nada complaciente, pero sumamente grata entre quienes mantienen el aprecio por la gran literatura”. Una obra que, afirman, “representa un triunfo de la inventiva gracias a la habilidad con que ha sabido contar, describir y pensar, sin que se resienta el flujo narrativo”.

Javier Marías, que recibirá el premio el 31 de agosto en Palma de Mallorca, se suma a una lista ilustre junto a otros escritores que recibieron el galardón en su primera época, entre 1961 y 1967: Jorge Luis Borges, Samuel Beckett, Juan García Hortelano, Uwe Johnson, Saul Bellow y Witold Gombrowicz. Un premio surgido en 1961 por iniciativa de Carlos Barral y Camilo José Cela e impulsado por editores extranjeros (Antoine Gallimard, Einaudi…), en el marco de los Encuentros de Formentor que habían nacido dos años antes y que se recuperaron en 2008.

El Premio Formentor de las Letras se convoca para reconocer el conjunto de la obra narrativa de aquellos escritores cuya trayectoria prolonga la gran tradición literaria europea, siendo su principal objetivo contribuir a consolidar y reconocer la posición de los autores que han sabido mantener su esencia literaria.

Dotado con 50.000 euros, el Formentor reapareció en 2011, cincuenta años después con el mecenazgo de la familia Barceló, propietaria del hotel Barceló Formentor, en Mallorca, donde se han realizado estas citas, y la familia Buadas, antigua propietaria del hotel en los sesenta, cuando se crearon las jornadas y el premio. En 2011 lo obtuvo Carlos Fuentes y en 2012 Juan Goytisolo.

El galardón es anual y tiene la voluntad de destacar la alta cultura literaria al reconocer el conjunto de la obra de un gran escritor. “Aspira a convertirse en referencia que oriente a los lectores en medio de tantos premios con vocación más comercial”, ha dicho en varias ocasiones Basilio Baltasar.

WINSTON MANRIQUE SABOGAL

El País, 22 de abril de 2013

ALFAGUARA

Abc

El Periódico

La Vanguardia

Diario Vasco

Efe

El Mundo

Europa Press

El Boomeran(g)

Ñ (Clarín)

La Nación

Javier Marías gana el Premio de la Crítica de Madrid por ‘Los enamoramientos’

Javier Marías y Manuel Lacarta, ganadores de los Premios de la Crítica de Madrid de novela y poesía

Los escritores madrileños Javier Marías y Manuel Lacarta han resultado ganadores de los Premios de la Crítica de Madrid de novela y poesía respectivamente que otorga la Asociación de escritores y críticos madrileños, ha informado este domingo la organización en una nota de prensa.

Los enamoramientos, de Javier Marías es considerada “una obra maestra por la rigurosidad de su prosa, su modernidad, su sencillez y una elegante claridad que envuelve al lector en un apasionante contexto”, según Pablo Méndez. Esta obra tiene lo mejor de la prosa de Marías y toda la enorme originalidad de sus mejores argumentos.

Marías nació en Madrid en 1951 y desde la publicación de su primera novela, Los dominios del lobo, no ha dejado de construir una obra que ha ido ganando sin cesar lectores por todo el mundo. Avalado por un enorme prestigio internacional, es el escritor español más valorado fuera de las fronteras españolas y todo un referente en el que busca una literatura que mezcla de forma magistral modernidad y clasicismo.

Javier Pérez-Ayala ha señalado que Los enamoramientos será uno de los pocos libros que “resistan el paso del tiempo” y tiene todos los elementos para ser “un clásico en el futuro”.

Otoño en el jardín de Pancho Villa recoge toda la producción poética de Manuel Lacarta y dos obras inéditas. Por tanto, la concesión del Premio de la Critica de Madrid viene a respaldar a un poeta que desde sus primeros libros, pasando por su celebrado 34 posiciones para amar a Bambi ha demostrado su elegancia y su certera lucidez en el tratamiento del mundo urbano y su influencia en el hombre.

Para el presidente de la Asociación madrileña de escritores y críticos literarios, José Elgarresta, Manuel Lacarta y Javier Marías son “dos escritores únicos, indispensables en el panorama actual”.

Europa Press, 4 de noviembre de 2012

Sobre la decisión de Javier Marías (2)

Foto. Beatriz Velardiez

La noticia en The Telegraph

RIMA INTERNA

Javier Marías: La independencia se elige

Me cuesta mucho pensar que exista un país más solidario que España; nos encanta ponernos en el lugar del otro. De una forma, eso sí, bastante peculiar. No nos ponemos en su lugar para intentar entenderle, no indagamos en sus motivaciones y en sus circunstancias para después, una vez comprendida la situación, hacer un comentario de provecho o dar un consejo que pueda estar más o menos acertado.

Lo que nos va es dar un empujón al otro, ponernos entonces en su lugar, y decidir por él en función no de su circunstancia, sino de la nuestra, para luego ya ponerlo a caldo, que es lo que de verdad nos gusta. Si a eso añadimos que vivimos en un país eminentemente futbolístico (en el que apenas hay un par de opciones para casi todo, y el matiz resulta invisible; da igual lo que uno razone, que siempre acabarán poniéndole del lado del Real Tal o del Fútbol Club Cual), el resultado es que nuestras polémicas periodísticas son a menudo banales, chuscas y, eso sí, bastante dicharacheras.

Viene todo esto, claro, al caso de la renuncia de Javier Marías al premio nacional de narrativa. Las razones de Marías para renunciar a dicho premio son incontestables. Cree que los escritores deben ser ajenos a los favores del poder, que son escritores porque quieren y que por eso no deben esperar merecer premio alguno. Cree, en definitiva, en la independencia del intelectual. Y claro, eso, en el país de las subvenciones, del amiguismo y del invítame a lo tuyo que yo te llevo a lo mío, cae mal. Ha evitado la demagogia y ha agradecido su gesto a los miembros del jurado, que no tienen por qué pensar lo mismo que él. Nos ha dado una lección.

Claro que lo hace porque puede, dicen algunos, porque no necesita el dinero, jugando a otro de los pasatiempos españoles favoritos: si alguien hace algo decente, por algo será, por algo oscuro, seguramente. Pero este tipo de comentarios pertenecen al mismo género de los de la especie “Seguro que si le dieran el Nobel lo aceptaba” y entran de lleno en otra de nuestras grandes aficiones: psicoanalizar al vecino. Eso no lo sabemos, y además, no debería importarnos. En cualquier caso, sus aclaraciones sobre el Cervantes me parecen bastante elocuentes y el distingo que hace entre premios españoles y extranjeros, pertinente y necesario. Incluso sus razones sentimentales son de peso: que Julián Marías (a quien hice una de sus últimas entrevistas) nunca lo tuviera dice bien poco en favor de estos premios. Pero incluso eso lo citó como argumento secundario y cuidándose mucho de caer en lo demagógico. Para mí, Marías estuvo de chapeau. La independencia suele darse por hecha en un intelectual, pero ni mucho menos. Hay que optar por ella cuando se tiene ocasión, y Marías lo ha hecho.

He leído a algún escritor que dice que lo bueno de los premios nacionales es que son ajenos a los intereses editoriales. Bueno, digamos que tal cosa habría que demostrarla y, en cualquier caso, son unos premios paternalistas, manejados se quiera o no por el ministerio de turno, e innecesarios. Que tales dineros de nuestros impuestos vayan a parar a alguien que ha hecho un trabajo por el que ya ha cobrado me parece escandaloso.Que vayan a bibliotecas, por ejemplo, sí, pero eso es el ministerio quien tiene que hacerlo. También hemos oído decir que Marías debería haber aceptado el dinero para donarlo a quien le pareciera. Menuda soplapollez, con perdón: ¿entonces el Premio Nacional equivaldría a ser ministro durante diez minutos y poder decidir el destino de una partida? Es absurdo.

En el trasfondo de todo esto, de la existencia de los premios y de su defensa de unas maneras u otras, está la cultura de la subvención de la que vive buena parte de la mal llamada “industria cultural” española. En vez de sostener una cantidad de editoriales absurda en comparación con el número de lectores, de subvencionar películas mediocres y collages más o menos embadurnados, lo que este país debería hacer de una vez es una apuesta seria por la educación, por conseguir que las próximas generaciones puedan tener una experiencia de la cultura sana, formada y compartida, con el gusto educado en la diversidad y no en el inevitable autodidactismo al que nos hemos visto abocados todos los que hemos nacido en esta variada, pequeña, esposada España.

MARTÍN LÓPEZ-VEGA

El Cultural.es, 29 de octubre de 2012

Comentario:

Javier Marías , 04/11/2012

Querido Martín López-Vega: Aunque ni siquiera uso ordenador, una amiga me hace llegar su amable escrito. Uno no toma sus decisiones calculando el efecto que harán, y por tanto encaja con deportividad -y, en general, silencio- todas las opiniones. Pero no quería dejar de agradecerle la suya, tan razonada y benévola.

Un saludo cordial, Javier Marías

Premio bien concedido

Aquel refrán cenizo que asegura que nadie es profeta en su tierra se cumplió para Javier Marías durante casi 40 años. Eso repiten algunos de sus valedores extranjeros, quejosos de que la cicatería española le haya negado un reconocimiento que, sin embargo, recibe extramuros en grandes dosis: el último en forma de Premio Austriaco de Literatura Europea en el 2011, aunque el auténtico premio gordo haya sido su ingreso en los Penguin Modern Classics. Ahora ya no es verdad. El más rotundo desmentido del pretendido desafecto lo vienen dando los índices de ventas, asombrosamente altos para una literatura como la suya, tan exigente como remunerativa con el lector. A la recompensa (la que importa) que suponen sus miles de lectores, se añadió ayer el Premio Nacional a Los enamoramientos, tras el que podría vislumbrarse algo así como un homenaje al escritor. Que Marías,en plena coherencia con su actitud hecha pública muchas veces, lo haya rechazado es harina de otro costal.

La aceptación o rechazo de un premio es un derecho, pero la concesión, si se realiza fundada en el mérito literario -como, a mi juicio, ha sido el caso-, es una forma de constatación formal del talento, de modo que admitir o rehusar esa distinción no desbarata las razones en que se basó el fallo del jurado. Puede opinarse sobre el grado de acierto de Marías, pero sería necio contaminar de duda la altura estética de su obra. Su ejecutoria lo avala no ya para un Premio Nacional, sino para el Premio Cervantes. El Nacional, que se concede a un libro, ha perdido demasiadas ocasiones de dar en el blanco destacando una de sus excelentes novelas (deja estupefacto que Tu rostro mañana. Baile y sueño cayera en el 2004 ante Juan Manuel de Prada…). Aun así, la negativa del escritor no se justifica en el rango del premio sino en el carácter institucional del mismo y ahí es de respetar la lealtad de Marías a sus principios. Aun así, creo que haría bien en reconsiderar de cara al futuro lo inquebrantable de esa actitud, porque los tiempos en que su obra era subestimada o él mismo tuvo que soportar, rebasados los 50 años, el remoquete de «joven Marías», ya pasaron y estoy convencido de que la inmensa cantidad de sus lectores, aquí y en el resto del mundo, se sentirían complacidos con la aceptación de un premio -y no me refiero al Nacional- que reconociera la construcción de uno de los universos literarios más cautivadores de la literatura europea del último medio siglo.

Se trata de un universo dramático y cómico en cuyo centro gira la desconcertante conciencia humana, con sus extraños distritos en sombra donde se alojan los miedos y los deseos, las normas que rigen el comportamiento y las que este vulnera, las pulsiones más primarias y las barreras de la voluntad o la civilidad. Es el suyo un universo urdido con frases largas, llenas de sinuosidades y de conexiones inesperadas.

ALEGRÍA NO EMPAÑADA

Su escritura, contando y reflexionando a la par, ha configurado un estilo que es a la vez una música verbal y una herramienta para escudriñar en nuestra experiencia moral. Quienes creemos que la justicia es hermosa ayer tuvimos una alegría. Y el rechazo del premio no la empañó.

DOMINGO RÓDENAS

El Periódico, 26 de octubre de 2012

DRAGOLANDIA: Con flores a Marías (2)

Cartas al director